BLUE JASMINE

BLUE JASMINE

Davvero è tornato in forma, non ci si credeva. Era difficile riprendersi dopo il fiasco clamoroso di “To Rome With Love”: Roberto Benigni al suo peggio, comparsate di attori italiani utili solo a produrre interviste (“la volta che ho lavorato con Woody Allen”), Penelope Cruz in una parte da puttana con il cuore d’oro dimenticabile all’istante, inquadrature turistiche della Città Eterna, un cantante d’opera che si esibisce sotto la doccia, un becchino per agevolare l’allegria. Era difficile ma ce l’ha fatta, a 78 anni e con un film dove non troviamo traccia di un intellettuale tormentato che corteggia nipotine. Il miracolo si chiama “Blue Jasmine”, dal nome della protagonista che tracanna wodka e Xanax, la pillola anti-tristezza. Sale sull’aereo a New York e racconta la sua vita alla poveretta seduta accanto a lei: il monologo finirà al ritiro bagagli, ed è evidente che la bella signora vestita Chanel sta convincendosi di qualcosa, anche se all’inizio non sappiamo esattamente cosa. Era ricca, abitava un lussuoso appartamento, passava il suo tempo tra feste e lezioni di pilates. Ora deve contare sulla gentilezza della sorella che sta a San Francisco, meno fortunata di lei, per un alloggio e un po’ di compagnia. Non è proprio “la gentilezza degli estranei” su cui contava Blanche DuBois in “Un tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams, ma l’aria di superiorità è la stessa. La sorella veste male, ha un fidanzato proletario, i figlioli sovrappeso non somigliano alla pubblicità dei giocattoli. Cate Blanchett, che aveva recitato la parte della svanita Blanche in una trionfale tournée teatrale, accentua la somiglianza (aggiungendo le nevrosi contemporanee di “Io e Annie”, fa notare il critico dell’Observer). Le due sorelle sono state entrambe adottate – la poveraccia è Sally Hawkins, agghindata da hippie fuori tempo massimo e cotonata da provinciale. Ingenua abbastanza da affidare i risparmi al marito di Jasmine, truffatore alla Madoff (Alec Baldwin, che mai sbaglia una parte). Woody Allen ritrova cinismo, ferocia, ritmo. Senza invidie da ex battutista, regala un bel ruolo a Louie C. K. Le velleità di Jasmine, che vorrebbe fare l’arredatrice e trova impiego come segretaria da un dentista, sono disegnate con millimetrica precisione. Peter Saasgard entra in scena come miliardario da romanzo rosa.

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