IL PASSATO

IL PASSATO

Orso d’oro alla Berlinale e premio Oscar per il migliore film straniero, “Una separazione” fu l’occasione di far pace con il cinema iraniano. Niente più bambini che dovevano riportare quaderni di scuola al compagno di banco. Niente più villaggetti costruiti con mattoni d’argilla. Niente più polvere, galline e terra battuta. Niente più attori presi dalla strada. Niente più neorealismo. Niente più Abbas Kiarostami. Niente più Mohsen Makhmalbaf e figlia Samira. Finalmente una storia contemporanea e cittadina, tra benestanti che si possono permettere una badante per il vecchio genitore. O pensare al divorzio, se la moglie vuole andarsene all’estero e lui non la vuole seguire. “Il passato” è ambientato alla periferia di Parigi, l’unico accenno all’Iran è un marito arrivato da Teheran per firmare le carte del divorzio dopo una separazione lunga quattro anni. La moglie francese è Berenice Bejo, senza il trucco e le paillette di “The Artist”. Fin dall’inizio pare evidente che i due si sono scritti mail e parlati al telefono senza capirsi. Non nel senso dell’insopportabile Incomunicabilità alla Michelangelo Antonioni. Nel senso in cui i coniugi separati e litigiosi (ammesso che ne esistano di non litigiosi in tale frangente) giocano con le parole per non mettersi dalla parte del torto, per non sentirsi pugnalati alle spalle, per non dover dare spiegazioni. Ahmad voleva sistemarsi in albergo, Marie lo convince a dormire in casa. Dove è evidente la presenza di un altro uomo, Tamir – il bravissimo Tahar Rahim, che con la sua presenza e la sua educazione criminale dominava “Il profeta” di Jacques Audiard. Lei è sicura di aver informato l’ex consorte (“se no perché vorrei il divorzio dopo quattro anni?”). Lui è sicuro di non saperne niente (“ma allora perché volevi stare in albergo?”). In casa ci sono due bambini, entrambi per un motivo o per un altro vorrebbero essere altrove. Tamir pare un bravo ragazzo, ma anche lui ha un passato complicato. Il passato – sesto film di un regista che abbiamo cominciato a conoscere con “About Elly”, quarto nella serie - funziona come “Una separazione”. All’inizio diciamo “storia esile, come arriverà in fondo alle due ore con una coppia che vuole solo divorziare?”. Poi la trama si complica, i personaggi son pieni di segreti, arrivano i colpi di scena. I torti sono così ben distribuiti che risulta difficile parteggiare per qualcuno.

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