L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO

L’ULTIMA RUOTA DEL CARRO

Oltre a firmare con Tullio Pericoli la striscia “Tutti da Fulvia sabato sera”, Emanuele Pirella faceva il pubblicitario. Lo abbiamo sentito raccontare, con diletto suo e nostro, la svolta del post 68. Quando gli spot e i manifesti smisero di proporre uomini di successo per raccontare tipi comuni. Sono ribaltamenti che capitano a intervalli regolari: le automobili un tempo grintose e veloci puntano ora sulla sicurezza (molte culle, molti piccini con il peluche); Janis Joplin, amica di tutte le droghe, fa da colonna sonora ai cibi light; il target delle Bmw sono gli ex rockettari con ricca pensione. Al cinema, lo schema contempla le storie dell’uomo qualunque con la Storia maiuscola sullo sfondo. Ideona, deve aver pensato Giovanni Veronesi. La vita di un autista, con trascorsi da tappezziere e da cuoco alla mensa dell’asilo, fornisce il materiale. Grezzo, e tale rimane, in assenza di una sceneggiatura degna di questo nome. L’uomo onesto e non intrallazzatore rimane al palo, mentre la tv e una serie imbarazzante di parrucchini scandiscono i decenni. Si trova sempre dove succedono le cose (letteralmente: parcheggia la macchina a contatto di parafango con la Renault rossa dove fu ritrovato il cadavere di Aldo Moro, e giulivo sale con i campioni di stoffa per rifare i divani e le tende). L’amico dell’uomo comune – gli spettatori sono deficienti e non capiscono nulla che non venga ripetuto almeno due volte – fa carriera attraverso le nefandezze italiane (a insindacabile giudizio del regista). Provate a indovinare. I socialisti? Sicuro. Berlusconi? Certo che c’è. I cinesi? Pure loro. A ogni compleanno del pupo, dagli otto ai diciotto, si recita la formazione dell’Italia che batteva la Germania (lo zio chiede: “E la panchina? La panchina è più importante della squadra”, giusto per ribadire un’altra volta il messaggio del film). Non siamo riusciti a capire perché Elio Germano recita i primo tre quarti d’ora facendo smorfie e mettendosi storto (abbiamo perfino pensato si vergognasse dei toupet, raddrizza la schiena quando invecchia). Se non incassa, diranno che è colpa di Checco Zalone.

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