IL PARADISO DEGLI ORCHI

IL PARADISO DEGLI ORCHI

Snoopy scrive il suo romanzo (“Era una notte buia e tempestosa. A un tratto echeggiò uno sparo. Una porta sbatté. La fanciulla lanciò un grido…”) sul tetto della cuccia. Lo spedisce all’editore, accumula abbastanza lettere di rifiuto da farci una coperta. L’ultimo manoscritto lo risputa la cassetta postale, complice della casa editrice che non capisce nulla e si farà scappare il best seller del secolo. Benjamin Malaussène spedisce il suo malloppo e riceve una telefonata. Non lo vogliono pubblicare. Gli offrono un impiego da capro espiatorio. Spiega infatti Isabelle Huppert (quasi alla fine di questo “Paradiso degli orchi” tratto dal romanzo di Daniel Pennac) che nessuno scrittore, premiato con il Nobel oppure pubblicato a proprie spese, è mai soddisfatto di quel che ha. Se il suo romanzo non vende dà la colpa alla pubblicità scarsa, alla mancanza di ospitate tv (“non mi invitano perché sono scomodo”), al libro di uno scrittore concorrente arrivato in libreria lo stesso mese, a Camilleri e a Carofiglio e a Malvaldi che producono senza sosta (e comunque i romanzi di qualità non si vendono, oggidì, e io sono uno scrittore troppo letterario per fare grandi numeri). Un capro espiatorio in casa editrice serve tantissimo, spiega sempre la Huppert. Malaussène – personaggio fisso di Pennac, nato a Casablanca come Daniel Pennacchioni – ha fatto esperienza in un grande magazzino. Collocato sul Lungosenna dove si affaccivano le vetrine della Samaritaine (il titolo originale, “Au Bonheur des Ogres” fa il verso al romanzo di Emile Zola “Au Bonheur des Dames”, ovvero la nascita del commercio popolare). I romanzi divertono soprattutto per la tribù. La madre è sempre in giro e sforna figli a ripetizione, Benjamin accudisce i fratellastri a Belleville. La figlia grande è già incinta. Un ragazzino porta l’apparecchio acustico, glielo spengono quando non deve sentire parolacce. Il cane soffre di epilessia. La trama mette insieme un po’ di thriller e un po’ di black humour. Gli orchi ci sono davvero, nelle soffitte del grande magazzino sta nascosto l’ex capo della sicurezza Emir Kusturica. Certe scene ricordano “Delikatessen”, il palazzo con cannibali messo in scena da Jean-Pierre Jeunet e Marc Caro. Raphaël Personnaz regala sua carineria e la sua bravura a Benjamin Malaussène. Anche se già pare di sentire il coro dei lettori delusi, perché lo immaginavano diverso.

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