QUESTIONE DI TEMPO

QUESTIONE DI TEMPO

Il tempo è incazzoso, contrariatelo e ve la farà pagare. Lo dicono i romanzieri, i filosofi si esprimono con più garbo. In “Il bizzarro incidente del tempo rubato” (nuovo nuovo da Sperling & Kupfer) un aggiustamento di due secondi per rimettere in sincronia gli orologi con il movimento della Terra provoca 370 pagine di romanzo. Rachel Joyce, finora adattatrice radiofonica di classici per la BBC, sfoggia una frase rubata a Faulkner, “L’urlo e il furore”: “Solo quando l’orologio si ferma il tempo torna a vivere”. La dice Quentin Compson, che morirà suicida. L’undicenne Byron si preoccupa per il tempo fuor di sesto e la scorciatoia presa dalla mamma che lo accompagna a scuola in Jaguar. In “L’età dei miracoli” di Karen Thompson Walker (un po’ meno nuovo da Mondadori) la Terra impigrita allunga le giornate di qualche minuto, poi di un’ora, poi di settantadue, quando la ragazzina californiana Julia ha 21 anni (anche lei aveva cominciato undicenne a preoccuparsi, ragazzina sapiente interessata al tempo nella stagione delle tette). “La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo” – nel romanzo di Audrey Niffeger – ha il suo bel daffare a riprendersi il marito quando ricompare, sempre nudo e privo di otturazioni ai denti perché i viaggi nel tempo si fanno senza mutande. Ne sa qualcosa Arnold Schwarzenegger: nel primo “Terminator” doveva procurarsi vestiti da solo, faccenda non facile per uno con la sua corporatura. Anche Julie Delpy e Ethan Hawke, sul finale di “Before Midnight” (terzo tempo della saga diretta da Richard Linklater) scherzano sulla faccenda: lui finge di essere arrivato dal futuro, lei sa che si tratta di una scusa per riportarla in camera da letto e farla spogliare. Richard Curtis in “Questione di tempo” ha l’idea più bella. I maschi viaggiano nel tempo perché non azzeccano mai un corteggiamento. Fanno il bis per correggere gli errori. Con cautela, se no finisce come in “22/11/63” di Stephen King: un tale che vuole impedire l’assassinio di Kennedy e la perdita dell’innocenza americana combina guai ancora più grossi. Papà Bill Nighy – era nei due film precedenti del regista campione d’incassi, “L’amore davvero” e “I Love Radio Rock” – insegna al rampollo i fondamentali. Parrebbe una commedia romantica, le vendette del tempo e battute fulminanti levano il rosa in eccesso.

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