PRISONERS

PRISONERS

Scompaiono due bambine, una bionda principessina delle favole (papà le aveva dato un fischietto per difendersi dai malintenzionati, smarrito chissà dove) e l’amichetta nera con i capelli crespi. Il giorno del Ringraziamento, dopo aver mangiato il tacchino in allegria, mentre il detective incaricato delle indagini corteggiava la cameriera alla tavola calda. L’ultima volta le hanno viste arrampicarsi su un camper parcheggiato poco lontano da casa. Appartiene allo spostato della cittadina in Pennsylvania, arrestato e poi rilasciato per decadenza dei termini (si dichiara innocente, non ci sono prove, tranne una canzoncina natalizia storpiata come l’avevano storpiata le piccole). Denis Villeneuve, canadese francofono al primo film americano (era suo “La donna che canta”, sorprendente melodramma tratto da un’opera teatrale di Wajdi Mouawad) sembra avviarsi verso un film di giustizia privata. Il padre della biondina si infuria contro i poliziotti che rispettano le regole. La bravura del regista e dello sceneggiatore Aaron Guzikowski si insinua nei dettagli, che astutamente evitano gli stereotipi. Hugh Jackman va a caccia per diletto, torna a casa dopo una battuta assieme al figlio con un cervo nel pick up. Prega per il meglio ma si prepara al peggio: in cantina ha scorte di cibo e batterie per sopravvivere a qualsiasi catastrofe, umana o divina. La famiglia nera ha una casa più confortevole della famiglia bianca. Il detective Jake Gyllenhaal ha un tatuaggio che gli spunta dal colletto della camicia e i capelli tirati indietro con la brillantina. La seconda pista conduce a un sacerdote che vorrebbe rispettare il segreto della confessione (un bambino è già sparito, tanti anni prima, la madre affranta consuma la videocassetta con lui sull’altalena guardandola ogni mattina). L’idiota del villaggio Paul Dano mette i brividi, la zia che se ne prende cura è un’irriconoscibile Melissa Leo pettinata come la mamma di Norman Bates in “Psycho”. Se due ore e mezza vi sembrano troppe – e a un certo punto il sospetto viene – sappiate che la tensione, man mano che la trama si complica, sarà insostenibile per i deboli di nervi. Ci saranno altre cantine molto più sinistre, calzini insanguinati, folli in guerra contro Dio.

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