ESCAPE PLAN

ESCAPE PLAN

Prima di parlare della trama piacerebbe sapere in quale fontana delle giovinezza si sono tuffati Sly e Arnold prima di girare il film. Dimagriti, lustri e muscolosi il giusto, non temiamo più per la vena che era lì lì per scoppiare nel collo di Sylvester Stallone quando si allenava in vista di un ritorno sul ring, fuori tempo massimo. Arnold Schwarzenegger con il pizzetto ha un’aria vagamente intellettuale. Quando l’ex terminator impreca in tedesco (con sottotitoli) “Escape Plan” regala un momento da antologia: mister muscolo nasce in Austria, per questo non ha avuto chance come presidente degli Stati Uniti dopo il governatorato in California (e il matrimonio con Maria Shriver, finito per illegittimo concepimento con la domestica: abitudine che aveva anche Georges Simenon, poi però le sposava e le ricompensava con l’eredità). Non bastasse, nel film Schwarzie si chiama Rottmayer, quando lo incontriamo si trova in un carcere di più che massima sicurezza. Un posto da extraordinary rendition, costruito come il panopticon di Jeremy Bentham. Celle trasparenti, a prova di proiettile. Non un momento per masticare palline di pane, che poi serviranno per evadere. E neppure per strappare con i denti la pellicola che ricopre il cartone del latte, altro strumento utile al prigioniero malandrino. Sappiamo quasi subito che Sylvester Stallone per mestiere evade dalle prigioni. I direttori pensano che il loro edificio sia sicurissimo, il moderno Houdini dietro lauto pagamento dimostra che non lo sono. Sta in cella per un po’, si guarda in giro, studia il comportamento dei guardiani, provoca una scazzottata per farsi portare in cella di isolamento. Da “Escape Plan” ricaviamo che si tratta del luogo più adatto all’evasione, specialmente quando si trova vicino all’alloggiamento e ai camion dei vigili del fuoco, con tante belle ingannevoli divise appese ai ganci. Il dettaglio non gioca a favore della verosimiglianza, peraltro non richiesta a un film – molto divertente, un po’ d’azione e un po’ comico –  dove la prima evasione avviene nel quarto d’ora iniziale. Seguono altre imprese sempre meno credibili. Lo sapevate che un pezzetto di metallo serve a concentrare i raggi del sole meglio di uno specchio? Togliere i pannelli diventa un gioco da ragazzi. Il direttore con lo sguardo da nazista è Jim Caviezel, Gesù in “The Passion” di Mel Gibson.

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