COSE NOSTRE – MALAVITA

COSE NOSTRE – MALAVITA

Luc Besson è un regista francese con la passione per i film americani (al punto da aver tentato, con alterni risultati, di importare in Francia la moda dei blockbuster). Tonino Benacquista è uno scrittore francese di origine italiana. Aggiungete la coppia Martin Scorsese (qui produttore) e Robert DeNiro (qui mattatore e capofamiglia, in tutti i sensi). Un villaggetto della Normandia dove non si trova il burro di noccioline a pagarlo oro, e le signore alla cassa spettegolano sull’arroganza degli americani. Ah, sì: davanti alla villetta c’è uno che passeggia nervosamente avanti e indietro, perché sono tanti a volere la tua pelle. Sennò non avresti dovuto abbandonare il tuo cognome Manzoni – che evidentemente per Tonino Benacquista e Luc Besson fa subito mafia come il cognome Soprano – e assumere quello deciso per te dal programma protezione testimoni: un poco appariscente Blake. Non ti sarebbe toccato un secondo sbarco in Normandia, dopo quello annunciato dai versi di Paul Verlaine: “Les sanglots long /des violons / de l’automne /blessent mon coeur / d’un langueur monotone”. Tua figlia adolescente non avrebbe dovuto subire l’insistenza dei corteggiatori francesi (rintuzzati a colpi di racchetta da tennis). Tua moglie non avrebbe riscoperto il cattolicesimo. Tu non avresti deciso di scrivere la storia della tua vita per ingannare i pomeriggi. L’unico altro svago nella cittadina – messa dai forestieri a ferro e a fuoco, tremano gli idraulici e anche gli scaffali del negozio, per non parlare dei bulletti locali, castigati dal figlio maschio – risulta essere il cineclub. Monsieur Blake è invitato a dare il suo contributo, presentando un film di Vincente Minnelli di cui non sa niente. All’ultimo minuto arriva invece la copia di “Quei bravi ragazzi”. Di cui sa tutto, anche quel che sarebbe meglio non dire (dopo Tony Soprano, il cinema è un riferimento imprescindibile per chiunque voglia far carriera nello smaltimento rifiuti: i Manzoni-Blake viaggiano con un cadavere nel bagagliaio, non hanno fatto in tempo a liberarsene, e il cane – si chiama Malavita – abbaia in maniera molesta). Già uscito nel 2006 con il titolo “Malavita” – in copertina un cagnolino che proiettava sulla parte un’ombra gigantesca e sinistra – il romanzo di Tonino Benacquista è ristampato da Ponte alle Grazie. Le due black comedy finiscono a pari merito.

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