GLORIA

GLORIA

Tecnicamente, il film è perfetto. Bella sceneggiatura, che gioca sui dettagli e l’ironia (in una storia ambientata nelle balere dove si balla e si rimorchia con “Gloria” di Umberto Tozzi è più che gradita). Attrice magnifica, si chiama Paulina Garcia e per i non cileni è un’assoluta scoperta (i cileni sanno che ha diretto teatri, scritto drammi, fatto televisione). Anche molto bella, quando smettono di inquadrarla senza trucco e con certe luci punitive che farebbero sembrare cinquantenne anche una trentenne. Regia impeccabile, che valorizza gli attori e tira fuori ogni sfumatura del copione (diretto da un regista meno bravo, c’era il rischio di non riuscire a calibrare le scene comiche e le scene malinconiche). Scenografia e costumi giustissimi. Dialoghi da invidiare e da copiare subito: naturali, senza una parola di troppo né una parola sbagliata, spiegazioni a zero. Eppure, mentre guardavamo “Gloria” alla Berlinale, dove Paulina Garcia ha vinto l’Orso d’oro come migliore attrice, qualcosa non tornava. Sarebbe arrivato l’applauso, sull’ultima scena con la palla di specchi. Le donne in prima fila, a spellarsi le mani, senza neppure il vago sospetto di fare il tifo per la solitudine e la tristezza rese sullo schermo con il massimo del realismo. Con una dose di cinismo spropositata per un film celebrato come un feel good movie, esci dal cinema e stai subito meglio. Una di quelle storie che ti riconciliano con la vita (così garantiscono i recensori) e dovrebbe rendere omaggio alla cocciutaggine e all’inesauribile voglia di ricominciare, trovando un fidanzato che non si finga libero quando è sotto ricatto di moglie e figliolanza. Amaretto sbriciolato sulla torta già indigesta, l’argomentazione secondo cui il film “non è hollywoodiano”. Nel senso che gli americani avrebbero premiato l’ostinazione e le peripezie della matura ragazza. Il cileno neanche ci prova. Ma allora il cinema a che serve? A ricordare che dopo i cinquanta ti tocca uno con la fascia elastica del dottor Gibaud sotto la camicia e la maglietta della salute? Quella è la vita, il prezzo del biglietto dovrebbe dar diritto a qualcosa di più amabile. Le signore mature accorrono, mentre i signori maturi – se fossero ritratti da un regista con la medesima spietatezza – mai farebbero scattare il passaparola. Quanto a identificarsi, neanche sotto tortura.

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