ASPIRANTE VEDOVO

ASPIRANTE VEDOVO

Non è necessario conoscere l’originale di Dino Risi, con una sublime Franca Valeri e un sublime Alberto Sordi, un sublime “cretinetti” e una sublime veglia funebre (a moglie viva e vegeta che guasterà il cordoglio). Non è neppure necessario far confronti. Non ci si diverte, punto e basta. Dato che stiamo guardando una commedia è pecca non trascurabile. Si ha però la sensazione, prima sfumata e poi saldissima, di un raggiro ai danni dello spettatore, perpetrato sotto forma di omaggio. Per paracadutare una storia ambientata negli anni del boom economico agli anni della crisi serviva qualche ritocco in più. Sarebbe interessante sapere quando hanno guadagnato gli sceneggiatori – Ugo Chiti, Michele Pellegrini, Piero Guerrera, più il regista Massimo Venier, speriamo di non aver dimenticato nessuno - per l’allusione alla Lituania e alla Romania, o l’operaio gay che in cima alla scala dà consigli sul discorso in memoria dell’industriale padre. La dispettosità umana non cambia, oggi come nel 1959 esistono mogli ricche che vessano mariti tonti. Ma un colpo di scena basato su una cabina telefonica (cabina telefonica, quando avete visto l’ultima?) e sulle monetine che non si trovano (bé, almeno ci risparmiano la ricerca del gettone, per un attimo siamo stati in pena) davvero non si regge. E che dire dell’annuncio “è arrivato il solito fax di sua moglie” (un piccione viaggiatore no?). Una merda pestata sul marciapiede da Fabio De Luigi fa sentire il suo puzzo per varie scene. Un portafortuna viene ostentamente dimenticato, con grandi sottolineature all’indirizzo dello spettatore, neanche fosse la pistola di Cechov che prima o poi sparerà. Non ci aspettavamo originalità, meno che mai colpi di genio – la buccia di banana ancora funziona, nella comicità il riciclo è pratica usuale. Ma la lentezza ammazza. Pare un dettato da scuola elementare, ammesso che ancora se ne facciano, con la maestra preoccupata che il bimbo spettatore abbia il tempo di trascrivere le battute, prendere nota delle gag, scrivere tra parentesi Ah! Ah!. Il bimbo spettatore intanto smanetta con l’iPhone, magari si fa una partitella a Candy Crush, allineando caramelle. Nulla può Luciana Littizzetto, con il cinema piuttosto sfortunata. La conferenza stampa suggerisce una lettura sociopolitica, speriamo che Franca Valeri non lo venga a sapere. 

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