ANNI FELICI

ANNI FELICI

Chi è?”, chiede la Moglie dell’Artista, indicando un gigantesco mucchio d’argilla con forme femminili. “La tua assenza”, risponde l’Artista, che ha appena incassato dal Critico una lezioncina sul quadro che guarda te mentre lo guardi, la musica che ascolta te mentre la ascolti, il libro che legge te mentre lo leggi, e dunque: “Questa tua opera mi ha guardato, e mi ha guardato male. Capolavoro”. Vanno a pranzo insieme per suggellare il sodalizio, dopo che il Critico si è informato “c’è una trattoria da queste parti?” (dovrebbero essere a Roma, dintorni di via Margutta, nei favolosi anni 70; paiono assetati nel deserto, a caccia della più vicina oasi). Daniele Luchetti ha dirottato l’anteprima del suo film verso il Toronto Film Festival, giacché a Venezia non poteva contare su critici disposti a farsi guardare male dal film. Delicata materia autobiografica, in parte filmata con la cinepresa che il regista bambino ricevette in regalo per la promozione. L’altra parte è tutto un “devo andare a studio” (l’Artista ha bisogno del suo spazio e delle sue Modelle Nude). “Sono proprio curiosa di sapere quali Opere porterà a Milano” (la Moglie dell’Artista, che lo vuole sostenere e gli sta sempre tra i piedi, presentandosi in Triennale con due mocciosi e una valigia). “Dipingere, modellare, scolpire, chi ne ha più voglia” (di nuovo l’Artista, smanioso di insegnare ai mocciosi che il Figurativo non va più, devono farsi piacere le macchie blu di Yves Klein). “Pèrformans” con il tragico accento sulla “e” funge da grido di guerra, anche se allora erano “happening” (licenza poetica, come la peluria posticcia che orna il pube delle signorina spogliate non per piacer loro, ma contro la borghesia). “Le altre contano come una grattata di naso” spiega l’Artista alla Moglie dell’Artista, che per ripicca se ne va in Francia, campeggio femminista. Invitata dalla Gallerista dell’Artista, che è anche lesbica, quindi subito la bacia (poi faranno l’amore tra opere perturbanti e scomode). “Devi accogliere la sua verità” (ripetuto due volte, dalla Gallerista Lesbica e dalla Moglie dell’Artista). L’Artista intanto va in crisi, pur sempre Maschio Italiano è. il Figlio Grande studia da Regista Artista, e il Figlio Piccolo dice l’unica spiritosata: “siamo lesbici”. Il capellone Kim Rossi Stuart e la svampita Micaela Ramazzotti pronunciano le battute – tutte, anche “prendiamo un caffettino” – con tormento e intensità.

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