LO SCONOSCIUTO DEL LAGO

LO SCONOSCIUTO DEL LAGO

Edgar Allan Poe parlava di demone della perversità, che spinge a dire quel che non vorremmo dire. Sigmund Freud parlava di lapsus, che svela un pensierino ricacciato indietro con forza. “Un film teso ed eloquente”, abbiamo letto nella recensione su My Movies, e ci è tornato in mente il fuggi fuggi – di critici maschi – che abbiamo visto a Cannes. Non erano passati neppure venti minuti dall’inizio, sulla spiaggetta per nudisti gay gli uomini si accoppiavano dietro i cespugli, e già c’era chi sgattaiolava fuori dalla saletta, adducendo altri impegni. Il film d’arte bulgaro, la conferenza stampa di un regista sconosciuto che in un altro momento della giornata non avrebbe racimolato un solo cronista, lo svenimento da fame che impone la sosta al chiosco per un pan bagnat. Troppi maschi senza mutande, ripresi in primissimo piano con inquadrature esplicite. Quando non si davano da fare, stavano seduti a gambe larghe, chiacchierando del più e del meno, la macchina da presa fissa e bassa il giusto, per non lasciare nulla all’immaginazione. Sappiatelo, se siete creature sensibili che non si scompongono davanti a una donna nuda, ma davanti a un maschietto si turbano e chiudono gli occhi. Sappiate anche che per pruderie rischiate di perdervi un bellissimo film, girato da un regista francese capace di mettere in scena un thriller sentimentale rispettando l’unità di tempo e luogo raccomandata da Aristotele. Franck è indeciso tra Henri, che si è appena separato dalla moglie e se ne sta un po’ in disparte, e il baffuto Michel, che va a fare il bagno con un amico e torna a riva solo. Nel parcheggio, a sera ormai deserto, resta un’automobile. Potrebbe essere stato un incidente, potrebbe aver visto male, potrebbe essersi incapricciato di un assassino. Avevamo notato la bravura di Alain Guiraudie, quasi cinquantenne di famiglia contadina con un passato da attore e sceneggiatore, in “Le roi de l’évasion”. Non raccontava una fuga dal carcere, come il titolo lasciava supporre. Era un venditore di macchine agricole, non giovanissimo né particolarmente attraente, uso a frequentare luoghi di rimorchio. Finché una ragazzina gli si metteva alle costole, innamorata persa. Premio per la regia nella sezione Un Certain Regard, “Lo sconosciuto del lago” conferma il suo talento. Lo scandalo è nell’occhio di chi guarda.

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