BLING RING

BLING RING

Tinkerbell, Marilyn Monroe, Prince Baby Bear, Harajuku Bitch, Dolce e Prada. Sono i nomi che Paris Hilton ha dato ai suoi cani, chihuahua e un volpino di Pomerania fotografatissimi su instagram. Sacha Baron Cohen nei panni di Brüno non esagerava appendendo nella cameretta del figlio adottivo – ottenuto in Africa in cambio di un iPhone e importato dentro una scatola di cartone con i buchi -  l’abbecedario: “A come Armani, D come Dolce & Gabbana, Y come Saint-Laurent”. Tinkerbell è la fata Campanellino di Peter Pan, Harajuku Bitch evoca un quartiere modaiolo di Tokyo. Le foto sui social network rivelano che il parco di casa Hilton ospita una statuetta di Campanellino e una della Sirenetta (presto, un nano da giardino, sarebbe un tocco di eleganza). Da “Beverly Hills Chihuahua”, commedia Disney firmata nel 2008 da Raja Gosnell, abbiamo imparato che cagnetti son di razza guerriera, non sopportano più di essere infiocchettati o peggio passeggiati nelle borsette firmate. Tra qualche generazione, forse, ritroveranno la selvaggeria. Quando in casa di Paris Hilton entrarono i ladruncoli della banda losangelina ribattezzata “Bling Ring”, i cani non fecero neanche un bau. Festosi si strusciavano alle gambe degli intrusi che rovistavano nei giganteschi guardaroba. Per compenso ebbero – appena un anno dopo – una casetta tutta loro di 30 metri quadrati, perfetta riproduzione dell’edificio principale, costata trecentomila dollari e arredata da Philip Stark. Il dettaglio è nel reportage di Nancy Jo Sales: uscito su Vanity Fair con il titolo “The Suspects Wore Loboutins”,  poi diventato un libro, esce da Sperling & Kupfer con il titolo “Bling Bling” (la traduzione si poteva migliorare, almeno per i riferimenti pop; ammettiamo però che è difficile cavarsela quando si incontrano frasi come “le sagome della Santa Monica Mountains si innalzavano davanti a me come palline di gelato al burro di arachidi). Dalla villa di Paris, che teneva la chiave sotto lo zerbino, e dalle case di altri ricchi e famosi portarono via tre milioni di dollari in scarpe e vestiti. Si fecero beccare pavoneggiandosi su internet, dove peraltro avevano trovato gli indirizzi delle vittime. Dirige Sofia Coppola, nata in una delle più celebri famiglie di Hollywood, e sempre incuriosita dagli adolescenti che faticano per strappare un quarto d’ora di celebrità.

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