RUSH

RUSH

Cars”, con vere macchine e veri piloti. Pure l’inquadratura a bordo campo dell’erbetta falciata dal bolide. In “Apollo 13” Ron Howard ci aveva fatto appassionare a una delle faccende che meno ci stuzzicano, la conquista dello spazio. Sapevamo come sarebbe andata a finire. Eppure eravamo lì, a palpitare quando l’equipaggio chiama: “Huston, abbiamo un problema”. Impresa riuscita anche ad Alfonso Cuarón, con “Gravity” (esce il 3 ottobre): Sandra Bullock e George Clooney sperduti nel nulla, piuttosto ingombro di spazzatura e percorso da astronavi bisognose di un tagliando a Cape Canaveral. In “Rush” ci fa appassionare alle gare automobilistiche, appena un pochino sotto nella nostra lista delle cose che non attirano, quando non passano tra le mani della Pixar. Peter Morgan, lo sceneggiatore britannico di “Frost/Nixon”, studia la rivalità tra James Hunt e Niki Lauda. Siccome lavorava in proprio, immaginando un film a basso costo, i personaggi sono ben scolpiti. Ron Howard ha aggiunto le corse, spesso in soggettiva. Il pilota inglese biondo bello e spericolato che usa le corse come rampa di lancio per una vita godereccia. Il pilota austriaco che a tutti fa antipatia, metodico e rompicoglioni con i meccanici e con l’ingegner Ferrari che lo aveva sotto contratto. Hunt e Lauda cominciano da rivali in Formula 3. Arrivati in Formula 1 – con mezzi fantasiosi – si sfidano per il titolo mondiale. Lauda lo acchiappa nel 1975, il campionato illustrato per esteso è il successivo. Tragico incidente di NurburgRing compreso: 177 curve in un piovoso primo agosto, che alzava di molto il rischio (accettabile fino al 20%, stabilisce Lauda, e mai cattivo presentimento fu più giustificato: rimarrà incastrato tra le lamiere in fiamme, faccia e polmoni bruciati). Può darsi che sappiate tutto. Noi sapevamo poco, e abbiamo apprezzato (peccato per il finale che eccede in spiegazioni). Ottimi attori: il fascinoso Chris Hemsworth lo conosciamo per “Thor”. Intermezzi comici che spezzano il fracasso dei motori. Pier Francesco Favino è Clay Regazzoni, prima dell’incidente che lo costrinse in sedia a rotelle. L’Italia è sempre un po’ cartolinesca, dalle parti di Trento si aggirano simil-messicani con i baffi a manubrio che non si fermano per una bella signora con l’auto in panne ma inchiodano alla vista di Lauda.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi