L’ARBITRO

L’ARBITRO

Ugualmente indifferenti alle partite di calcio e alla Sardegna, ci siamo accostati con il pregiudizio dovuto all’esperienza (anche quella che fa diffidare di chi scopre passioni divoranti in età matura: diventano più ossessivi dei nerd che guardano e riguardano i film coincidenti con il loro primo brufolo). La Sardegna risulta più molesta del calcio, un po’ di colore locale andava tagliato, all’inizio: ma si capisce che il regista Paolo Zucca – nato a Cagliari nel 1972 - c’era affezionato. Già le aveva dovute tagliare dal premiato cortometraggio con lo stesso titolo, certe cose fanno patire come tagliarsi un braccio. L’indugio sulle pecore e sui muretti a secco ritarda il momento in cui “L’arbitro” diventa un film divertente, ben girato, veloce, con battute e balletti. Molto fa Geppi Cucciari, che rivede il ragazzino del primo bacio, tale Matzutzi – lui ha vissuto parecchi anni in Argentina, emigrato e poi tornato perché la crisi picchia dappertutto – e da femmina orgogliosa vuole fargliela pagare. Il calcio son due squadre scalcagnate, il Montecrastu e l’Atletico Pabarile, con allenatore cieco: un po’ facile ma nel complesso ci può stare, come Francesco Pannofino a cui nessuno più scrive le battute (benvenuto nel club “vieni sul set e fai quel che sai”). Matzutzi interviene, conquista la palla e non la molla più, facendo gol a ripetizione, mai visti da quelle tribune. Per il paesello dove funerali le vecchiette parlano di calcio - e la maledizione recita “ti venga un colpo con tutti i colpetti al seguito” - una rivoluzione. Matzutzi – l’attore è Jacopo Cullin, Cagliari 1982, precedenti esperienze una sitcom per telefoni cellulari – ha una capigliatura “mullet” che da sola vale il film. Quel taglio corto davanti (per l’ufficio) e lungo dietro (per la discoteca), molto anni 80, e ahimé tragicamente di ritorno: aveva una lunghezza sospetta sul collo Tye Sheridan, il ragazzino che a Venezia ha vinto la Coppa Mastroianni con il film “Joe” di David Gordon Green. Recitava accanto a Nicolas Cage, che di tagli “mullet” ne ha esibiti una collezione, e forse le lezioni su “come si seduce una donna” (facendo scattare l’accendino e aprendo in un sorriso “la faccia più triste che hai”) son proseguite fuori da set. Stefano Accorsi, arbitro internazionale nonché ballerino, ha finalmente la presenza – e l’autoironia - che servono in una commedia.

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