COME TI SPACCIO LA FAMIGLIA

COME TI SPACCIO LA FAMIGLIA

Andiamo matti per le paroline che in fondo alle recensioni del New York Times illustrano l’accessibilità dei film corredando le sigle della Motion Picture Association con il catalogo delle nefandezze. “We’re The Millers” (titolo originale, velo pietoso sulla traduzione) risulta per la censura americana una pellicola R. Significa che, negli USA, i minori di diciassette anni per vederla devono essere accompagnati da un genitore o da un adulto. Va bene anche un barbone trovato su una panchina: i quattro mocciosi di South Park lo fanno sempre. “Droga, parolacce, e un dettaglio anatomico particolarmente grossolano” riferiscono le righe in calce, con una strizzata d’occhio che capirete dopo aver visto il film. Il più divertente della stagione appena cominciata – a Locarno ridevano anche i cinefili, tranne poi pentirsi e invocare un film drammatico: per punizione è arrivato “La variabile umana” di Bruno Oliviero. Resterà tale anche a stagione finita: sono poche le commedie che funzionano altrettanto bene, mischiando splastick e comicità da nerd, volgarità e satira, citazioni e battute demenziali. Sono pochi i titoli serviti da un‘ottima sceneggiatura di Bob Fisher e Steve Faber (“Due single a nozze”) e da un cast che se la intende a meraviglia: l’attor giovane Will Poulter ruba la scena a Jason Sideikis, veterano del Saturday Night Live. I Miller sono una famiglia ricostituita. Non nel senso dei sociologi, che chiamano così le famiglie che riescono al secondo o al terzo tentativo, quindi si portano dietro una smisurata serie di ex e di “astri” (gli anglosassoni, più pratici, risolvono in ogni caso con il prefisso “step”). L’ha ricostituita, con pezzi di scarto – una spogliarellista non più ventenne, un ragazzino tonto, una ragazza sbandata – il piccolo spacciatore di droga Jason Sudeikis. Al momento si trova in un grosso guaio, rimediabile contrabbandando un po’ di marjuana dal Messico agli USA. Dogana dove vediamo malmenare un hippie per uno spinello. Viene ripreso in controscena, mentre la finta famigliona sorride e canticchia. Anche la sigla di “Friends”, omaggio a mamma Rose: Jennifer Aniston, in scarpe da ginnastica e calzini, che ritrova tutta la porcelloneria quando il gioco si fa pericoloso. Mina vagante, più difficile da domare dei poliziotti e dei signori della droga, una vera famiglia americana in vacanza a bordo del suo camper.

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