LA VARIABILE UMANA

LA VARIABILE UMANA

Una volta per giudicare la guardabilità dei film italiani ci fidavamo del Battistometro Bastava contare quanti minuti Giuseppe Battiston stava in scena - di solito gli affidavano un personaggio non di primo piano, oppure i siparietti comici – e si poteva giudicare se valeva la pena o no di spendere i soldi. Ora che Battiston è stato promosso da bravissimo caratterista a protagonista, il Battistometro non vale più (per la verità era cominciato a diventare inservibile quando, per i siparietti e i personaggi di cui parlavamo all’inizio, gli sceneggiatori non si davano la pena di scrivergli le battute: viene Giuseppe Battiston e fa quel che fa di solito). Qui Giuseppe Battiston sta molto in scena, e ancora più di lui sta Silvio Orlando, con una maschera di tristezza davvero eccessiva. Gareggia con  la smorfia reggo-da-solo-il-peso-del-mondo di Toni Servillo in “La ragazza del lago”. Fa l’ispettore di polizia, è vedovo da tre anni, da allora non ha più voglia di investigare sulle brutture del mondo. Cambierà idea quando in questura i colleghi portano sua figlia. Trama bastante per una ventina di minuti, dilatata a furia di silenzi e dialoghi inascoltabili. Battiston nulla può fare, gli stessi dialoghi toccano a lui.

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