IN TRANCE

IN TRANCE

Anche i geni ogni tanto dormicchiano. Uno che ha diretto “Trainspotting”, poi la cerimonia di apertura e di chiusura delle ultime Olimpiadi (genere rischioso più che mai, eravamo a abituati a tonnellate di kitsch) e per il National Teather il “Frankenstein” di Nick Dear (con Benedict Cumberbatch e Jonny Lee Miller che si scambiavano le parti della creatura e dello scienziato pazzo ogni sera) può ben prendersi un vacanza. Eccola qua, dissimulata tra furti di opere d’arte e la bella ipnotizzatrice Rosario Dawson, che con la sua voce suadente addormenta anche certi bestioni criminali. Sembra facile rubare dalla casa d’aste “Le streghe dell’aria”, quadretto di Goya che potrebbe fruttare quindici milioni di sterline e anche di più. E in realtà, il furto non può dirsi fallito. Solo che, per una botta in testa non prevista, il dipinto non si trova. E i complici di McAvoy sono parecchio arrabbiati. Per questo lo mandano dall’ipnotista, bella da levare il fiato. Scava oggi, e scava domani – sempre più in profondità come in “Inception” di Christopher Nolan, che arrivava alle melme jughiane – all’inconscio però non si comanda. “In trance” cambia genere troppe volte, più che a un film somiglia alle montagne russe (dove però all’uscita nessuno ti chiede di raccontare la trama). 

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