MONSTERS UNIVERSITY

MONSTERS UNIVERSITY

Anche i mostri hanno cominciato da piccoli (nell’originale erano i nani, in un film che Werner Herzog girò nel 1970: non si capiva se erano chiusi in galera, oppure in un istituto: poco comunque restava in piedi dopo la furia). Anche la Pixar si dà ai prequel, e all’inizio la mossa poteva dare un brivido. “Cars 2” era sotto gli standard della premiata ditta (ma comunque un gran risultato per qualsiasi altro studio di animazione non diretto da John Lasseter). La ragazzina dai capelli rossi in “Ribelle – The Brave” sposava la favola, in precedenza vietata dalle direttive aziendali: a parte il colpo di scena della mamma trasformata in orsa, i fuochi fatui che indicavano la strada non erano il massimo dell’originalità. Originalissima e azzeccata era invece l’idea di “Monsters & Co”, senza dubbio venuta in mente a qualche genitore insonne. L’energia prodotta dai mocciosi con le loro urla faceva girare le turbine della città, per questo andava scatenata da mostri professionisti. Lavoro ad alto rischio di contaminazione, come capita nelle centrali nucleari: ogni contatto con i bimbi era foriero di guai. In questo film, il minuscolo ciclope Michael Wazowski detto Mike (il genio già si avverte nel nome da immigrato polacco) e il peloso gigante Sully imparano le tecniche all’Università dello Spavento, che ha per motto “We scare because we care”. “Facciamo paura ma con cura”, nell’adattamento italiano, sta molti gradini sotto. Studia Mike, soprattutto. A differenza di Sully non è figlio d’arte, ed è anche poco dotato dalla natura. Una palletta verdognola, anche quando esce da un armadio, più di tanto non combina: il piccino resta tranquillo nel suo lettuccio, al massimo si fa una risata, le turbine restano ferme, come piano B ci sarebbe un lavoro da inscatolatori di urla altrui. Lo sfigato si allena per le Spaventiadi, con una confraternita altrettanto disastrosa: un nerd con cinque occhi, un pensionato dagli appiccicosi tentacoli, i siamesi in felpa Terri e Terry, un arco di colore viola con la determinazione di un peluche. Le gare dei mostriciattoli incapaci a tutto sono assolutamente fantastiche, come la vita nelle confraternite e certe feste degne del “toga party” di Animal House. Menzione speciale all’altezzosa Abigail Tritamarmo, rettore della mostruosa università. In originale era doppiata da Helen Mirren, per noi da Loretta Goggi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi