THE PURGE – LA NOTTE DEL GIUDIZIO

THE PURGE – LA NOTTE DEL GIUDIZIO

Padri Fondatori reloaded. I primi avevano puntato sulla libertà e la ricerca della felicità (senza contare il principio “no taxation without representation”, che lega la democrazia al pagamento di eque tasse). Questi, negli Stati Uniti del 2022 – ma si capisce che la fiera e fiduciosa rinascita della Federazione risale a qualche anno prima – puntano sullo stato etico. Per ridurre la criminalità e la disoccupazione, istituiscono “The Purge”: la notte del sacrificio. Dallo scoccare della mezzanotte alle sette del mattino l’omicidio e qualsiasi altra violenza non sono puniti, gli ospedali chiudono i pronto soccorso, i medici non lavorano. E come tutti i cittadini che se lo possono permettere si barricano in casa, mentre il vicino affila il machete e i poveracci sanno che diventeranno carne da macello. Viene in mente “La lotteria”, il racconto di Shirley Jackson che nel 1949 scandalizzò i lettori del New Yorker: in una bella giornata estiva gli abitanti di una cittadina tirano a sorte il nome di un membro della comunità da lapidare (al rito partecipano con le loro pietruzze anche i bambini, perché “si è sempre fatto così”). Funziona, ripetono i telegiornali: fuori dalla notte fatale, la criminalità è scesa all’1 per cento. Festeggia chi riesce a passare la nottata, con l’aiuto di sistemi di allarme, telecamere di sorveglianza, sbarre alle finestre. Padre, madre, figlio nerd con la passione per i robottini e figlia adolescente azionano il sistema di allarme. E come succede nei film dell’orrore riusciti non sanno che il nemico è all’interno (il fidanzato della figlia, che dice di voler cogliere l’occasione per spiegarsi con il padre contrario alla relazione). E che ogni su ogni gesto pietoso lampeggia la scritta “pericolo”. Il ragazzino fa entrare un nero che i vicini vorrebbero sacrificare, avendo liberato la bestia che è in loro. Mascherati, suonano il campanello e reclamano la loro vittima, in caso contrario assalteranno la villa per massacrare la famiglia tutta. Il regista James DeMonaco aveva scritto la sceneggiatura di “Il negoziatore” e del remake carpenteriano “Assalto al Distretto 13”, diretto dal francese Jean-François Richet. Ha un debole per le situazioni claustrofobiche, e a parte qualche scena sanguinaria le organizza con la giusta suspense. Si vede con piacere, se amate il genere, e un solo cruccio: gli anti-americani lo leggeranno come un trattatello di geopolitica. 

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