STOKER

STOKER

I titoli di testa annunciano la raffinatezza della messa in scena, scomparendo quando entrano in campo gli attori. I titoli di coda certificano l’originalità della regia: scorrono all’incontrario, dall’alto verso il basso. Il coreano non dimentica un dettaglio, a fronte di una storia che per lo spettatore abituato a certi melodrammi del passato ha molte cose già note (ma non per questo meno avvincenti, direbbe Groucho Marx: passione, gelosia, vendetta, funerali con parenti mai visto che fanno un’improvvisata conservano nei secoli la loro forza di attrazione). Per lo spettatore che certi melodrammi non li ha mai visti le sorprese saranno più gustose. Valeva anche per un film come “Effetti collaterali” di Steven Sodebergh, ora lo si può dire senza timore di spoiler. La rivelazione finale rispettava la legge cinematografica non scritta, ma sempre valida e anche questa risalente agli anni 50, che recita così: “uno psichiatra, per quanto abile, troverà prima o poi una donna capace di fregarlo”. Qui psichiatri non se ne vedono, anche se ce ne sarebbe un gran bisogno. Mia Wasikowska – nel film si chiama India Stoker, in omaggio al Bram Stoker che scrisse “Dracula” – ha l’allegria di un cipressetto: legge l’Enciclopedia dei Riti Funebri, elabora il lutto per il genitore morto alla vigilia del suo diciottesimo compleanno stando sdraiata sul divano e offrendo le gambe nude ai ragni, che le usano come palestra di roccia. La mamma Nicole Kidman – non ancora completamente disintossicata dal botulino - invano cerca di scuoterla. Fa esplodere le tensioni il giovane zio Charlie (ora l’omaggio è a Alfred Hitchcock, c’era uno zio Charlie – l’attore Jospeh Cotten - in “L’ombra del dubbio”, sospetto killer di vedove danarose). Complici i duetti al pianoforte che da soli valgono il film. Prima la mamma e poi la figlia dividono lo sgabello con Matthew Goode, lo zio che versa il vino a tavola come se fosse sangue, e usa la tastiera come Mr 50 sfumature di grigio userebbe le manette. Sui numerosi schermi televisivi di casa, solo immagini in cui il leone sbrana la gazzella, o la mamma divora i piccini che non potrà nutrire. Dei freezer in cantina già sospettavamo – c’è sempre qualcosa di strano che sbuca tra i sacchetti di carne congelata. D’ora in poi guarderemo diversamente anche le matite appuntite, le cinture, le scarpe bicolori.   
 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi