KILLER IN VIAGGIO

KILLER IN VIAGGIO

Eric Auerbach saprà scusarci, se usiamo ber bassi scopi quel che abbiamo imparato leggendo in “Mimesis” il saggio su Virginia Woolf intitolato “Il calzerotto marrone”. Il manufatto viene lavorato ai ferri in un capitolo del romanzo, ed è l’occasione per parlare di realismo. Qui abbiamo un completino casalingo all’uncinetto, che visto una volta non si dimentica più. Reggiseno e mutande rosa da sexy shop, con spacco dove serve. Le ha lavorate Tina, in amoroso viaggio con un fidanzato che non sperava più di trovare. Infatti mamma avverte: “Sarà sicuramente un serial killer”. Sul divano fiorato, gomitoli di lana e le foto di un cagnetto in posa da caro estinto. Sapremo poi che fine ha fatto, e sarà difficile non sghignazzare. La performance di Poppy ha vinto la Palme Dog a Cannes, e su questo il Jack Russell Uggie di “The Artist” non avrebbe niente da ridire (invece si lagna, nell’autobiografia appena uscita da Sperling e Kupfer con il titolo “La mia storia”, di quando vinse la sagoma del cane disegnata con il gesso, in “Dogville” di Lars von Trier). I fidanzatini partono con la roulotte, e devono già aver superato la fase dei segni zodiacali: siamo al punto in cui lui vuol mostrare a lei i suoi luoghi del cuore, nel distretto dei Laghi. Leggi: il Crich Tramway Village, il museo della matita a Keswich, il viadotto Ribblehead. Tutti luoghi da evitare, il nome già induce allo sbadiglio, e mica siamo Lolita che vuol visitare ogni capannuccia indiana o fiera del cactus. Davanti a Tina e a Chris un tizio butta per terra la carta del gelato, e in segno di rimprovero viene travolto dalla roulotte. Pulito dal sangue il parafango, la coppia riparte (e presto farà buon uso del completino rosa con profili contrastanti). La black comedy è un genere anglosassone, quindi non si può pretendere che a un nostro giovane regista venga in mente una cosa simile (gli venisse, potrebbe girarlo con quattro soldi e qualche bottiglia di pomodoro passato). Non si può neanche pretendere di avere una coppia comica come quella formata da Alice Lowe e Steve Oram, che hanno messo a punto i loro personaggi sketch dopo sketch. Però davvero non si capisce perché un film così italiano lo debba girare un regista inglese (bravissimo, anche in “Kill List” e “Terrace Park”, cercasi download legale disperatamente). Basta la battuta: “Quello non è una persona, è uno che legge il Daily Mail”.

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