IL FONDAMENTALISTA RILUTTANTE

IL FONDAMENTALISTA RILUTTANTE

La decadenza dell’occidente si chiama Kate Hudson. Ha i capelli scuri e fa l’artista concettuale, parecchio esaltata e in calzoncini. L’occupazione è disdicevole, l’abbigliamento discutibile, ma farne l’esempio di una civiltà da distruggere pare esagerato. Dopotutto qua possiamo scegliere, se dedicarci alle frivolezze dell’arte oppure a più serie – secondo la regista Mira Nair – occupazioni. L’alternativa sarebbe il modello unico del fondamentalista controvoglia, che da pakistano aveva abbracciato lo stile di vita americano, e dopo l’attentato alle torri gemelle decide per prima cosa di farsi crescere la barba dei suoi avi, cosa che nel mondo della finanza non fa buona impressione. Se ne torna a Lahore, dove forse partecipa al rapimento di un professore universitario venuto dagli Stati Uniti per corrompere la gioventù locale. Un giornalista indaga, e lui gli racconta per filo e per segno le pene dell’immigrato costretto per le leggi antiterrorismo del paese che lo ospita a rivedere i suoi valori. Dopo aver esultato per il crollo delle torri, come Franti l’infame che sorrise. Mira Nair non bada a retorica, mentre il romanzo – in parte autobiografico – di Mohsin Hamid si faceva leggere con meno fastidio (candidato al Booker Prize, esce da Einaudi). Non riesce a girare una scena sfumata e quindi verosimile, ogni immagine ha la sua bella didascalia che colpevolizza gli occidentali. Fondamentalisti noi? Fondamentalisti sarete voi, con il denaro al posto della spiritualità e la libertà come feticcio, da imporre al resto del mondo. Noi lo siamo diventati per colpa vostra, e magari ce ne andiamo in giro armati sgozzando i nemici, ma è una legittima reazione di noi poveretti alle vostre ingiustizie. Le premesse sono disastrose, lo svolgimento ad alto tasso di noia. Non si capisce come il povero Leiv Schreiber, nella parte del reporter, possa sopportare una simile litania: facevo il broker, hanno cominciato a guardarmi storto, ho lasciato la morosa americana per tornarmene da papà, che ora mi guarda storto pure lui, ho lavorato a Wall Street e non me lo perdona, mi tocca insegnare in questa pulciosa università, pure per pochi soldi. Kathryn Bigelow avrebbe risolto la faccenda mettendo al suo posto Jessica Chastain, agente della CIA dai modi più bruschi quando bisogna procurarsi informazioni.

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