TUTTI PAZZI PER ROSE

TUTTI PAZZI PER ROSE

Guardatela bene, non è detto che rimarrà. Tra le abitudini da rottamare, la tastiera QWERTY si trova in buona posizione. Nata quando le macchine per scrivere avevano i martelletti – fu preso a modello il pianoforte – non è la migliore disposizione di vocali e consonanti per chi digita sulla tastiera virtuale di un iPad. Con i pollici, come facciamo tutti (anche gli indici sono un ricordo di tastiere più ampie e di scritture meno affannose, ma esiste anche la tecnica mista detta “come viene viene”). La nuova tastiera si dovrebbe chiamare KALQ, dalla nuova combinazione di lettere. Al centro, dove adesso ci sono la F e la J che servono come punto di riferimento per posizionare gli indici e allenarsi alla scrittura cieca (se guardate bene, hanno due minuscoli trattini rivelatori), uno spazio vuoto. I pollici sono opponibili, anche se il buon Dio forse non pensava ai tablet quando li progettò, ma non più di tanto estendibili, e il resto della mano serve per reggere l’attrezzo. Il divertentissimo film di Régis Roinsard ci trascina alla fine degli allegri anni 50, quando le macchine per scrivere facevano un gran fracasso e in tutto il mondo civilizzato si organizzavano campionati di velocità dattilografica. Potevano partecipare anche i maschi, ma erano soprattutto le ragazze a guardarsi in cagnesco prima di cominciare la prova. Rose lascia la provincia e il fidanzato campagnolo per un lavoro da segretaria a Lisieux. Non ha fatto corsi – usa solo due dita – eppure fila velocissima, mentre al telefono è un disastro. Il capo la allena per i campionati, e subito cominciano i battibecchi che in una commedia romantica segnalano che i due sono fatti l’uno per l’altra. Romain Duris lo conoscevamo, anche se vestito e pettinato in stile “Mad Men” fa tutt’altra figura. Déborah François viene dal Belgio ed è stata scoperta dai fratelli Dardenne. Smessi i panni della poveraccia che per campare vende il piccino appena partorito, indossa qui abitini pastello con la gonna a palloncino, lo stile Dior copiato dalla sartina di quartiere. L’allenatore, più interessato al campionato che a lei, non li degna di uno sguardo. C’è un trauma, all’origine: tutta colpa della ex morosa Berénice Bejo – già proiettata verso gli anni 60 veste pantaloni e ballerine – e di un americano sbarcato in Normandia per liberarci dai nazisti.

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