SOLO DIO PERDONA

SOLO DIO PERDONA

Non vedevamo una mamma così terribile da quando Angelica Huston, in “Rischiose abitudini” di Stephen Frears, dentro un’orrenda stanza di motel con le pareti verdoline guardava il figlio John Cusak dissanguarsi. Un bicchiere rotto gli aveva reciso la carotide, durante un litigio per questioni di truffe, il business di famiglia. Lei prendeva i soldi sporchi – anche di sangue – li ficcava in un beauty case e se ne andava verso nuove avventure. In “Solo Dio perdona” l’incubo dei figli maschi – uno dei due almeno, l’altro viene coccolato, scusato, e pure un po’ concupito – è Kristin Scott Thomas, involgarita da una parrucca bionda fino a metà schiena. Stesse chiome della vampira Tilda Swinton che nel film di Jim Jarmush “Only Lovers Left Alive” offre al consorte ghiaccioli di sangue. Siamo tra Corso Como 10 e Donatella Versace, con dialoghi da #mammacastratrice. Il figliolo ormai morto (e bisogna vendicarlo, per questo scende nel più panoramico albergo di Bangkok) era più maschio dell’ancora vivo Ryan Gosling. Se ha stuprato e ucciso una quattordicenne a Bangkok, commenta l’arpia con il righello in mano, “aveva i suoi buoni motivi”. La coppia lanciata dal magnifico “Drive” delude con un film di colori al neon e pura fotografia, ritmato dalla vendetta di un assassino che nel dopolavoro canta melodie thailandesi, davanti a impassibili signorine. La trama di “Solo Dio perdona” – da intendersi: l’Altissimo ogni tanto chiude un occhio, il nostro eroe mai – riesce nello stesso tempo ad essere esile e oscura, al servizio di scene violentissime. Il faccino di Ryan Gosling viene ridotto a polpetta, come doveva essere la faccia del malcapitato che in “Drive” veniva preso a calci nell’ascensore. Alla terribile mamma non va bene la fidanzata di Gosling – altro dialogo da manuale, con dettagli su come la ragazza si guadagna da vivere, al tavolo di un ristorante – e neppure la gestione del business di famiglia (la palestra di boxe fa da paravento allo spaccio). Sentiamo la mancanza di Carey Mulligan, e pur prendendo atto delle dichiarazioni del regista – il cinema è violenza, oh yes – pensiamo che ci voglia un buon motivo per sopportare la vista di vertebre messe a nudo, crocifissioni con pugnali, mani che estraggono le budella da una pancia. Qui gli estremi non ci sono, e neppure l’ironia di Tarantino. 

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