POST TENEBRAS LUX

POST TENEBRAS LUX

Il Wall Street Journal qualche giorno fa stilò una lista di film fischiati a Cannes. Altri giornali e siti lo hanno seguito, cercando di valutare quando contano - o quando poco contano - le pernacchie dei critici sulla Croisette. L’occasione era la rassegna “Booed at Cannes”, 15 film in programma alla BAMcinématek di Brooklyn: da “Taxi Driver” di Martin Scorsese a “Cuore selvaggio” David Lynch; da “Crash” di David Cronenberg a  “Tree of Life” di Terrence Malick, che quell’anno vinse la Palma d’oro (da revocare dopo aver visto “To The Wonder”, gran bluff con pretese filosofiche ora smascherato di critici francesi che preferiscono il vecchio Cartesio a una spolveratina di Heidegger). Può darsi che succeda così anche per “Post Tenebras Lux” il film di Carlos Reygadas che l’anno scorso ebbe la sua buona dose di pernacchie. Magari sarà celebrato come un imperdibile capolavoro. Possibilità remota, si sconsigliano le scommesse: a sbuffare e a spazientirsi erano anche i fan del regista messicano. Quelli che avevano applaudito “Japòn”, “Batalla en el cielo” e “Silent Light”, ambientato in una comunità di Mennoniti, e purtuttavia molto più vivace degli altri due. “Post Tenebras Lux” è una dura prova, anche quando ve lo offrivano scontato a tre euro per la Festa del Cinema terminata il 16 maggio. (A proposito: non avete idea di quanti sms abbiamo ricevuto, da gente che per l’occasione è andata a vedere film italiani vivamente sconsigliati – non ci si fida mai fino in fondo di nessuno – e ne è uscita dicendo “meno male che ho pagato solo tre euro”). Anche quando lo presentano come campione del cinema d’autore, rendendo un pessimo servizio al cinema d’autore che diventa sinonimo di inguardabilità. A Cannes non solo fischiavano, anche un po’ ridevano, per esempio quando entra in scena un diavolaccio rosso fosforescente, che si aggira nella casa campagnola dell’architetto provvisto di vicini buzzurri (la bimba sta nel fango con le mucche, al tramonto, e invoca i genitori mentre l’obiettivo sfuma poeticamente i contorni dell’immagine). Non ricordiamo più se Satana viene prima o dopo la scena dell’orgia nella sauna, dove non si sa perchè gli ammucchiandi parlano francese. Ce n’è una in ogni film di Reygadas, convinto che un artista d’avanguardia non sia tale senza qualche scollacciata provocazione.   

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