VENTI ANNI DI MENO

VENTI ANNI DI MENO

Le francesi non ingrassano. Il come e il perché lo spiega Mireille Guiliano nel libro con lo stesso titolo: primo consiglio un beverone depurativo di porri bolliti a lungo, poi via libera allo champagne e al paté di fegato. Le francesi sanno educare i figli alle nanne regolari e ai cibi sani, opponendosi ai capricci. Il come e il perché lo spiega l’americana Pamela Druckerman in “Bringing up bebé”. Se dobbiamo dare retta a questo film, le francesi riescono a gestire con classe un ventenne innamorato cotto, quando di anni ne contano il doppio. Ora capiamo il lamento di una giornalista britannica - che peraltro non sapeva ancora niente dell’inno ai “Venti anni di meno” firmato dal regista David Moureau, aveva solo sfogliato i manuali per il governo dei bimbi e del girovita: “C’è forse una cosa che le francesi non sanno fare meglio di noi? Anni 36, tubino e chignon perché nei film siffatti arriva puntuale il momento in cui la donna in carriera si scioglie i capelli e libera la sua anima da panterona sexy, la ragazza dirige una rivista di moda. Non va tanto bene, su di lei pende la minaccia di declassamento a un mensile dello stesso gruppo dedicato ai caminetti. Una foto che ritrae la direttrice con un ventenne in vespa e casco rosa (incauto acquisto di seconda mano) scatena il pettegolezzo in redazione. Si stanno scambiando una chiavetta USB dimenticata in aereo, il dettaglio però sfugge. Acchiappata l’occasione al volo, lei lo va a trovare in università vestita con giubbotto di pelle, gonna strettissima e capelli sciolti – si può sempre contare su uno sceneggiatore pigro, non deludono mai – e lo porta con sé ai vernissage. Lo sceneggiatore sempre più pigro gli fa dire le solite cose da neofita, altrettante variazioni su “questo lo saprei fare anch’io”, che però colpiscono molto gli specialisti per la loro sfrontatezza (fa lo stesso effetto Chance il giardiniere, dopo una vita passata davanti alla tv). Lo sceneggiatore diventa un po’ meno pigro quando entra in scena la fotografa alla moda: una stronza che sul set insulta chiunque. Il ventenne, fate conto, è un Louis Garrel senza l’aria annoiata e lunare, proveniente dalla Comédie Française (e noi pensavamo avesse a libro paga solo attori maturi, con obbligo di recitare Racine a memoria). Trattandosi di film aspirazionale, con un tocco di self help come i manualetti citati all’inizio, il pubblico di riferimento non farà troppe pulci.

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