MI RIFACCIO VIVO

MI RIFACCIO VIVO

L’inferno può attendere, se il suicida con la pietra al collo viene avviato a una centrale di smistamento che al posto di san Pietro ha Carlo Marx, in una gag che ricorda gli spot del caffé ambientati sulla nuvola. Marx preferisce un interno da palazzotto borghese, con luci rosseggianti che lo apparentano a un bordello. Va detto che il morituro prima di passare all’atto ha trattato con cortesia (non avendo niente da perdere) il barbone Sergio Rubini. E forse ci avrebbe ripensato, se un chiodo non lo avesse fatto inciampare sul pontile. La commedia parte già senza il debito cinismo, a misura di spettatore che preferisce il sorrisino alla risata. I personaggi paiono usciti da una barzelletta d’altri tempi. Il bambino ricco e baciato dalla fortuna, il bambino povero e sfigato. L’adulto che continua nelle sue fortune da Gastone Paperone nelle tavole Disney (il papero più fortunato di Paperopoli, a cui si è ispirato il costumista per doppiopetto carta da zucchero di Neri Marcorè, nonché rivale in amore di Paperino). L’altro adulto che avvia una catena di negozi e si trova il rivale sempre tra i piedi. Il ritorno sulla terra, per una settimana, avviene sotto mentite spoglie: Pasquale Petrolo prende le fattezze di Emilio Solfrizzi, guru e consigliere di Neri Marcorè (da evitare gli specchi, dove l’anima vecchia e il corpo in prestito litigano tra loro). L’intenzione è vendicarsi definitivamente del rivale, ma la sceneggiatura non lo consente. Preferisce barcamenarsi tra equivoci e pentimenti, perché anche i ricchi piangono, e anche quando primeggiano soffrono tantissimo. Entrano Margherita Buy e Vanessa Incontrada, la moglie fedifraga e la moglie fedele. La fedifraga è parecchio nevrotica, così non deve neppure leggere il copione, avanza con il pilota automatico. Nel cinema italiano gli attori non fingono, sono sempre loro con gli stessi tic. Aspettiamo ancora un regista abbastanza coraggioso da far dell’attrice una donna con il senso dell’umorismo. “Viaggio sola” di Maria Sole Tognazzi non vale come esempio, ha una tristezza di fondo che a noi impedisce di fare il tifo per la controllora di alberghi: viene in mente come titolo alternativo “La solitudine dei numeri primi”, come il bestseller di Paolo Giordano. Commedia lieve, abbiamo letto da qualche parte a proposito di “Mi rifaccio vivo”. Non pare proprio un complimento.

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