BELLAS MARIPOSAS

BELLAS MARIPOSAS

Periferia di Cagliari. Famiglia e condominio da “Cinico tv”. Padre erotomane e nulla facente, con la pensione di invalido. Anche la madre gode di una pensione da invalida, però lavora tutto il giorno. Pareti così sottili che del vicinato si sa tutto: sciacquone, litigi, manie, spaccio e consumo di droghe, orari in cui suonano il basso sul balcone, ingroppamenti e sveltine (“codarsi”, in lingua locale: Bellas Mariposas ha i sottotitoli per gli spettatori non sardi, prenda nota chi lamenta la globalizzazione, l’omologazione, l’immaginario colonizzato). Racconta la storia di quartiere – presa dal romanzo di Sergio Atzeni con lo stesso titolo uscito, editore Sellerio – una ragazzina di undici anni parecchio sveglia per la sua età. La sorella maggiore ha un figlio piccolo e fa la prostituta, lei è decisa a mantenersi vergine, a sognare un futuro da rock star, a diventare famosa come Marco Carta e Valerio Scanu “che anche loro sono sardi come noi”. Magari anche a sposare l’occhialuto nerd della porta accanto, se sopravviverà alle minacce del fratello paladino dell’onore familiare residuo. La voce fuori campo di Cate – ogni tanto si rivolge direttamente allo spettatore, all’inizio gioca di digressioni e anticipazioni con grande sapienza a dispetto dell’etichetta neorealista del film – e i dialoghi si alternano con bella naturalezza. A Cagliari è scoppiato il dibattito sui panni sporchi, da esporre al mondo o da nascondere in casa. Alla dittatura dei contenuti non si sfugge. Ci fosse ogni tanto qualcuno che riesce a vedere un po’ più lontano, notando le somiglianze di “Bella Mariposas” (“belle farfalle”, segue ricamino critico sull’innocenza di Cate e dell’amica Luna) con certi film americani da white trash. Sociologia e psicologia sono espunte dalla sceneggiatura scritta dal regista, al suo quarto film – meglio riuscito di “Sonetaùla” e “Ballo a tre passi”. Era nella sezione Orizzonti alla Mostra di Venezia, autoprodotto e ora anche autodistribuito. Esce nelle sale d’Italia a rotazione, le copie sono soltanto sei: a Roma, a Milano per la Festa del cinema con biglietto a tre euro, per le altre città tenete d’occhio la programmazione. Vale la pena di vederlo, anche senza l’endorsement entusiasta che via twitter il presidente del consiglio Enrico Letta ha regalato all’ultimo romanzo di Flavio Soriga, “Metropolis”: “Inno struggente alla Sardegna”.

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