VIAGGIO SOLA

VIAGGIO SOLA

Il lavoro più bello dopo l’ispettore dei ristoranti per conto della Guida Michelin. Margherita Buy fa il “cliente misterioso”: prenota alberghi a cinque stelle, ci trascorre qualche giorno, controlla con un guanto candido se resta polvere dietro il comodino, se le lenzuola hanno un buon profumo, se sotto il letto è rimasta la pantofola del cliente appena partito. Ordina la cena in camera, misura la temperatura dello champagne e quella della zuppa, verifica la freschezza del crostino. Alla fine compila un questionario da 800 domande, esce con valigia, rientra e si rivela al direttore dell’albergo. Vedendo “Viaggio sola” viene la tentazione di giocare allo spettatore misterioso: il controllo qualità vale anche per i film, e bastano molte meno domande. La trama è originale? Non proprio: abbiamo una quarantenne senza uno straccio di vita propria, ci vuol poco a immaginare che alla fine del film arriverà una grande svolta. I personaggi sono interessanti e facciamo il tifo per loro? Mica tanto. Della quarantenne – modellata sul George Clooney di “Up in the Air” - abbiamo già detto, gli altri sono l’ex fidanzato Stefano Accorsi che coltiva verdure biologiche (“ma ci sono i vermi dentro, e l’insalata è piena di terriccio”, si lamenta una cliente), la confusionaria sorella Fabrizia Sacchi e il musicista Gian Marco Tognazzi che ha una sola battuta: “quando si mangia?”. Vestiti e trucco sono curati da professionisti? Non sembra: Margherita Buy dice di guadagnare come un’operaia, ma si presenta in albergo con tailleur e scarpe superchic. Bisogna mimetizzarsi con l’alta società, d’accordo, ma chi glieli paga? Il datore di lavoro? Uno speciale conto spese? Saperlo avrebbe aggiunto un po’ di pepe al film, che sfrutta come location la catena dei Leading Hotel of the World. Bel piazzamento di prodotto, dalle Alpi alle Piramidi passando per l’agriturismo di lusso. Alla Mamounia di Marrakesh girano solo due clienti, l’ispettrice mascherata e un francese che prima le fa gli occhi da triglia e poi compunto si ritira “sono sposato e fedele”. All’Adlon di Berlino, la nostra incontra una sessuologa punk informata sulle cose del mondo. Illuminazione, congedo al premuroso cameriere che vorrebbe aiutarla con la valigia, ritorno in città, autocritica. Decidete voi, sommando i punti, se “Viaggio da sola” giustifica il prezzo del biglietto e la fatica dello spostamento.
 

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