BOMBER

BOMBER

Carico valige, numerose e di tipo antiquato. Domanda alla consorte “dimenticato nulla?” (lei dice “sì” poi scende in gran fretta per ricuperare la guida turistica). Cappello in testa. Sistemazione degli specchietti retrovisori nel modo suggerito dall’isterico insegnante che dava lezioni di guida a Sally Hawkins nel film di Mike Leigh “La felicità porta fortuna” (“devono formare un triangolo, come quello che ha all’interno l’occhio di Dio”). Accensione motore. Freno a mano mollato. Gran botto: invece di mettere la marcia indietro l’ottantenne guidatore ha sbattuto contro il muro del garage. Bisogna cambiare mezzo di trasporto. Camper, guidato dal figlio che ha lasciato la fidanzata a letto dicendo “Torno subito”, dopo che lei lo ha rimproverato per il rapporto insano che lo lega ai genitori. L’ottantenne ha le sue fisime, in nome del risparmio, anche quando il figlio è alla guida: mai più di 80 km all’ora e niente autostrade, solo strade secondarie; navigatore non pervenuto, solo una vecchia cartina che va a pezzi. La moglie dell’ottantenne vorrebbe visitare il museo dello spazzacamino e assaggiare torte di mele. Esotiche: i coniugi sono inglesi, in viaggio verso la Germania perché lui, ex pilota della RAF, intende chiedere scusa agli abitanti del villaggio che gli toccò bombardare durante la guerra. A bordo del camper, nei film, non succedono quasi mai cose belle. A proposito, dove sarà finito lo spassoso “Sightseers” di Ben Wheatley, con la coppia assassina in nome dei capricci e dell’ecologia, e un’altra bella sfilata di bizzarri musei che espongono matite e vecchi tram? Questo sarebbe un film da proiettare alle Festa del Cinema in programma dal 9 al 16 maggio, con biglietto a tre euro. Non “Post Tenebras Lux” di Carlos Reygadas, indigesto pasticcio d’autore messicano che lasciò perplessi anche i fan del regista. “Bomber” non fa eccezione alla regola del camper. Tra i sedili davanti e quelli dietro, i rancori familiari esplodono. Il figlio ha le sue rivendicazioni, la morosa del figlio lo assilla al cellulare, la moglie ha le sue rivendicazioni, la meta sembra sempre più lontana, anche perché sulla mappa la Germania è ancora divisa. La commedia scritta e diretta da Paul Cotter, budget minimo e tre soli attori, è un bell’esempio di cinema non fracassone, osservato con la giusta perfidia, anche autobiografica.

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