ATTACCO AL POTERE

ATTACCO AL POTERE

Era più divertente vederlo, come guilty pleasure, prima dell’attentato alla maratona di Boston. L’inconfessabile e infantile piacere che ci coglie davanti a un film dove un eroe solitario, per giunta rimosso dalla guardia presidenziale, salva la Casa Bianca da un manipolo di terroristi nord-coreani, risulta oggi più difficile da coltivare. La Casa Bianca viene distrutta, fanno crollare perfino il letto di Lincoln. L’attacco viene da terra e dal cielo, con camion della spazzatura e aerei da combattimento. Il presidente Aaron Eckhart si ritrova prigioniero del bunker costruito per proteggerlo, coltello alla gola e pugni allo stomaco, ma eroicamente resiste. Gerald Butler è l’unica salvezza per la nazione, con l’obbligatorio conto alla rovescia a cinque minuti dalla fine (anche del mondo). Come “Oblivion” di Joseph Kosinski, che colleziona le scene madri dei film di fantascienza,  “Attacco al potere” ripassa il repertorio dei film d’azione (e anche gli ultimi ruoli di Morgan Freeman: il presidente è bianco, il nero dirige le operazioni dalla Situation Room). Cade male, come data di uscita, anche “Il ministro – L’esercizio del potere” di Pierre Schoeller. Non un film grillino, come viene presentato (colpevolmente, in tempi di crisi bisognerebbe avere più rispetto verso chi ancora al cinema ci va). Racconta, senza moralismo e sporcandosi le mani con la realtà, il complicato equilibrio tra esercizio del potere e ambizioni personali. Olivier Gourmet, Ministro dei trasporti, vien svegliato da un sogno erotico (la donna nuda e il coccodrillo a fauci spalancate che vediamo nel manifesto, ognuno ha i suoi e sono insindacabili) per correre sul luogo di un incidente stradale. Con lui viaggia l’autista sostituto (il titolare è in congedo di paternità). Nello staff che lo consiglia troviamo una brillante capo ufficio stampa, e il capo di gabinetto Michel Blanc, che incarna un francesissimo senso dello stato. Sconsigliabili, per motivi opposti, il “Chavez” di Oliver Stone, controinformazione sul defunto presidente venezuelano (era al Festival di Venezia nel  2009, in passerella come un divo). E “Treno di notte per Lisbona”, che Bille August ha tratto dal bestseller di Pascal Mercier, pseudonimo dello scrittore bernese Peter Bieri. Il romanzo ci sfuggì, il film è un europudding con dosi massicce di Portogallo, poesia, esistenzialismo, rivoluzione.

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