L’IPNOTISTA

L’IPNOTISTA

Lars come lo svedese Stieg Larsson, il romanziere che non riuscì a godersi il successo e a vantarsi per i molti tentativi di imitazione. Kepler come il tedesco Johannes Kepler, l’astronomo che scoprì le orbite ellittiche dei pianeti, nonché matematico e musicista. Il perché del nome si capisce, il perché del cognome lo scopriremo tra un po’. Così hanno deciso di battezzarsi i coniugi svedesi Alexander e Alexandra Ahndoril, per proteggere dietro lo pseudonimo le precedenti e individuali carriere letterarie. Nulla di particolarmente invitante: si nota nell’elenco solo un romanzo storico su Tycho Brahe, astronomo e matematico danese che sfidò un collega a duello e ci rimise il naso, sostituito con un protesi d’oro. Era stato lui a raccogliere la maggior parte dei dati usati da Keplero per le sue leggi, ma non riusciva ad abbandonare l’idea che la terra fosse il centro dell’universo e il sole le girasse attorno. L’indizio della lotta tra astronomi aiutò a smascherare i coniugi, che intanto avevano spacciato in Svezia seicentomila copie del romanzo “L’ipnotista” (da Longanesi, assieme agli altri due bestseller con l’ispettore Joona Linna, “L’esecutore” e “La testimone del fuoco”; altre cinque storie sono in cantiere). Una famiglia viene massacrata, in due tempi, lasciando un ragazzino come unico sopravvissuto. Tanto malconcio, in coma con i tubicini nel naso, che per interrogarlo l’ispettore Linna pensa a un ipnotista (ma non si diceva “ipnotizzatore”?). Arriva l’esperto svegliato nella notte, fa la conta all’indietro, dice “fidati di me”. A mani nude: l’orologio che si vedeva nei vecchi film di Hollywood evidentemente non usa più. Qualcosa rispunta dal profondo dell’incoscio, non abbastanza per rivolvere il caso complicato. Naturalmente, se vi mettete un po’ d’impegno invece di passare le giornate giocando a Ruzzle, la soluzione non è difficile da trovare, dati gli indizi e i personaggi in scena. Lasse Hallström, tornato a lavorare in patria dopo 25 anni a Hollywood, procede tranquillo. Fa recitare il lussuoso cast con mani che si torcono e rimorsi bergmaniani – molti degli attori hanno lavorato con Ingmar. Lena Olin era Sabina nel film di Philip Kaufman tratto da Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. L’ipnotizzatore è Mikael Persbrandt, visto nel film di Susanne Bier “In un mondo migliore”. Dopo gli indugi, un finale d’azione sulla neve.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi