COME UN TUONO

COME UN TUONO

Un sovrappiù di scivolate sentimentali dividono le intenzioni dei più acclamati film d’autore attualmente nelle sale dai risultati portati a casa dai rispettivi registi. Ne soffrono sia “Il lato positivo” di David O. Russell, sia questo film di Derek Cianfrance (uscito da noi a ridosso di “Blue Valentine”, sempre con Ryan Gosling, eppure le pellicole sono separate da uno scarto di due anni: le 8 candidature agli Oscar conquistate dal secondo hanno aperto la strada al parente povero). Russel racconta una famiglia di fissati: i meno gravi fanno scommesse e cucinano senza tregua; il più grave esce dalla clinica psichiatrica nella prima scena del film (l’amore passionale filiale e coniugale rimette i tasselli e le rotelle a posto, quando il ciclotimico incontra la promiscua che così elebora il lutto per il marito poliziotto). Spostandosi di poco dal white trash, la categoria degli americani bianchi e poveri, Cianfrance racconta Luke il Bello, motociclista acrobatico che fa tappa a Schenectady, dove giusto un anno prima ebbe un flirt con la cameriera Eva Mendes. Due attori splendidi fotografati al meglio, un bambinetto a cavalcioni della moto, la voglia di ricominciare con una serie di rapine in banca, complice un altro sfigato che vive nei dintorni. L’attore è Ben Mendelsohn, australiano con lontane origini polacche, forse imparentato – sostiene – con il compositore Felix Mendelssohn: era nei gangster movie “Animal Kingdom” e “Cogan” (dove se la giocava alla pari con il killer Brad Pitt). Da qui la battuta che dà al film il titolo italiano – “Chi corre come un fulmine si schianterà come un tuono”. E una certa somiglianza con l’ultimo romanzo di Richard Ford, “Canada” (esce da Feltrinelli): un quindicenne ha la vita rovinata per colpa dei genitori che, pochissimo portati per il crimine, negli anni Sessanta rapinano una banca. L’inizio del film incanta, per la passione che il regista mostra verso i suoi personaggi e per l’intreccio abilissimo tra musiche e dialoghi. Quando la storia d’amore sconfina nel dramma, dando origine a un secondo e terzo atto che sparigliano le carte in tavola, l’insistenza sulla splendida confezione minaccia la verosimiglianza. Ammiriamo, ma cominciamo a notare un’antipatico narcisismo, a scapito dei personaggi che via via entrano in scena. Tra loro, il nevrotico poliziotto Bradley Cooper e il più ruvido collega Ray Liotta. 

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