DUE AGENTI MOLTO SPECIALI

DUE AGENTI MOLTO SPECIALI

Anche i francesi fanno presto a rimpacchettare le loro star in progetti che vorrebbero replicare gli incassi record e i premi di un film fortunato. I biglietti staccati (in patria come all’estero) e i César vinti da “Quasi amici” di Olivier Nakache e Eric Toledano li meritava tutti: tratto dall’autobiografia di Philippe Pozzo di Borgo, raccontava la strana coppia formata da un aristocratico in sedia a rotelle e dal suo badante cresciuto in periferia. Omar Sy non cercava lavoro, meno che mai come infermiere o uomo di compagnia. Voleva soltanto una firma sul certificato di disoccupazione, per poter incassare il sussidio. Arruolato contro la sua volontà, da un uomo che non ne poteva più dell’aria mesta o peggio di quella finto allegra dei professionisti, si rivela più che all’altezza. Da quando rifiuta di far salire il paralitico sul retro attrezzato del furgoncino (“così viaggiano i cavalli”). Nel parco macchine sceglie la Maserati, quando viene fermato per eccesso di velocità finge una corsa verso l’ospedale. Si annuncia un remake americano, mentre Omar Sy sarà nel cast del prossimo X-Men: “Days of future past” diretto da Bryan Singer, che intanto si è un po’ smarrito con “Il cacciatore di giganti”, altro film in sala da questa settimana. “Due agenti molto speciali” ha incassato in Francia 15 milioni di euro. Bastano per giustificare l’operazione, ma il miracolo di “Quasi amici” non si ripete: l’equilibrio tra tragedia e commedia è difficile da replicare con una storia di poliziotti malcombinati. Uno viene dalla banlieue, dove Omar Sy è davvero nato e cresciuto, facendo il gran salto con il personaggio di un calciatore senegalese inventato su due piedi per un amico che aveva un programma radio. Accanto al poliziotto nero dai modi bruschi (ha qualcosa di Eddie Murphy prima che cominciasse a nascondersi sotto strati di gommapiuma) c’è l’ispettore parigino della brigata anticrimine, rispettoso delle regole (l’attore è Laurent Lafitte, che viene dalla Comédie-Française: noi non abbiamo nulla di equivalente, ma è come se Laurence Olivier avesse deciso di mollare Shakespeare per un film d’azione). Indagano sulla moglie di un sindacalista, trovata morta tra la spazzatura di Bobigny. Le battute non sono mai di prima qualità, due bravi attori e un po’ di critica sociale non bastano a riscattarle.

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