IL GRANDE E POTENTE OZ di Sam Raimi, con James Franco, Rachel Weisz, Mila Kunis, Michelle Williams

IL GRANDE E POTENTE OZ di Sam Raimi, con James Franco, Rachel Weisz, Mila Kunis, Michelle Williams

La sezione mediana del film andava drasticamente accorciata. Il compito di chi racconta storie è tenere la fine lontana dall’inizio, su questo siamo d’accordo. Non con ogni mezzo, soprattutto se illecito (dicesi “illecito” un mezzo che allunga ma induce allo sbadiglio). Non per stiracchiare un film oltre le due ore, per far sfogare il reparto effetti speciali. Non con inserti che stemperano la bellezza e l’inventiva della prima scena (in bianco e nero tridimensionale, nel formato del cinema che fu) e costringono lo spettatore a chiedersi se prima del “The End” rivedrà qualcosa di ugualmente spettacolare. Tra lo sbarco in mongolfiera del ciarlatano Oscar Diggs nel Mondo di Oz e il pirotecnico finale ci sono troppi fiori, troppi ruscelli, troppi carillon, troppe streghe, troppi riferimenti alla profezia e al babbo morto, troppi stagnini, troppi mostri volanti, una scimmia di rara antipatia e una bimbetta di porcellana troppo leziosa. Il presunto Mago usa qualche goccia di colla per riattaccarle le gambe fratturate (dopo che una strega cattiva ha fatto scempio di China Town, nel senso del villaggio in porcellana cinese). Lei ne approfitta per unirsi alla compagnia: “Posso anch’io combattere la stregaccia? Tornerei utile nel campo di papaveri: non avendo narici, non mi addormento”. Il confronto con il film del 1939 – ufficialmente diretto da Victor Fleming, ma ci lavorarono in tantissimi, tra registi e sceneggiatori – conferma l’orribile verità che da tempo sospettavamo. Gli spettatori allora erano più svegli, non bisognava spiegare tutto. Provate a contare i riferimenti alla sincerità, alla purezza di cuore, al fatto che un impostore può fare anche molte cose buone, anche suo malgrado: sono una quantità spropositata. Anche Frank Baum, che al Mago di Oz dedicò quattordici volumetti, se la cavava con meno parole. Perdipiù, odiava le favole spaventose e con la morale. Il ciarlatano Oscar Diggs non ancora Mago di Oz – siamo infatti nel prequel, Dorothy arriverà con il prossimo tornado – guadagna poco, viene inseguito dai mariti gelosi, e ha un sogno: collocarsi tra l’illusionista Houdini e Thomas Edison, che oltre a inventare la lampadina e al fonografo faceva esperimenti con le immagini in movimento. Il Mago di Oz – nelle sue varie reincarnazioni, qui James Franco, dopo la rinuncia di Robert Downey jr e Johnny Depp – per questo incanta.   

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