EDUCAZIONE SIBERIANA

EDUCAZIONE SIBERIANA

Stavolta Gabriele Salvatore ha pescato dallo scaffale il libro sbagliato. Non che il suo “Come Dio comanda”, tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti, rendesse giustizia all’originale. Ma qui proprio non riusciamo a riconoscere l’autobiografia in forma di romanzo o il romanzo in forma di autobiografia (se ne è discusso parecchio e non è il caso di riaprire il contenzioso) pubblicato da Nicolai Lilin nel 2009. Nessuno aveva sentito nominare prima la Transnistria, dove erano stati deportati – come in “1994: Fuga da New York” – i criminali di tutte le russie. Un postaccio dove vigeva la guerra per bande, così agguerrita che un anno in divisa da poliziotto ne valeva cinque. Il giovane protagonista Kolima veniva educato da un nonno siberiano, secondo i dettami dell’onesta criminalità. I proiettili li guida la Madonna (spesso ritratta nei tatuaggi con due pistole in mano), i soldi frutto di rapina non si tengono in casa – “un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare”, tuona la voce nel trailer – la vita è sacra a meno che non sia quello di un poliziotto, di un usuraio, un trafficante di droga. “Eravamo abituati a parlare di galera come altri ragazzini parlano del servizio militare o di cosa faranno da grandi”, scrive Lilin, che segue i suoi protagonisti dagli anni sovietici fino a dopo la caduta del Muro, quando la criminalità prende vie un po’ meno oneste. Di quel mondo, Gabriele Salvatores prende pochissimo: non gli interessa ricostruirlo sullo schermo in tutta la sua violenza e follia, non disgiunte da rigide regole che tolte dal contesto suonano come sentenze calate dall’alto. Pronunciate da John Malkovich – nonno Kuzja, l’unico con un forte accento, mentre tutti gli altri attori son doppiati in prefetto italiano – rasentano la parodia. Qualche bella inquadratura, dagli uomini tatuati nella sauna che ricordano “La promessa dell’assassino” di David Cronenberg al carcere dove Kolima fa pratica di tatuaggi (ci sono più siberiani dietro le sbarre di quanti ne abbiamo visti nel resto del film), non basta per compensare le debolezze del film. Per esempio, la ragazza un po’ fuori di testa, che divide gli amici Kolima e Gagarin: un pianoforte viene salvato dalla piena del fiume perché lei possa suonarlo, e il regista possa aggiungere uno svolazzo poetico.   

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