VIVA LA LIBERTA’

VIVA LA LIBERTA’

Nessuno vuole fare la sua parte, nel cinema italiano. Vanno forte gli sdoppiamenti, lo scambio dei ruoli, i voltafaccia e le giravolte: sembra che nessuno riesca più a costruire un personaggio capace di reggere una storia senza fare tutto e il contrario di tutto. Dalle stelle alle stalle – e viceversa – in “Il principe abusivo” di Alessandro Siani. Storia che somiglia parecchio al secondo episodio di “Colpi di fulmine”: lo scroccone napoletano impresentabile dirozzato dal ciambellano di corte, che a sua volta impara a comportarsi senza smancerie per amore di una popolana. Sì, sono categorie che esistono soltanto nelle favole, nelle barzellette della Settimana Enigmistica, e nella commedia italiana “senza volgarità”. Noi riferiamo, e notiamo che era più divertente l’ambasciatore con la pescivendola (la coppia Lillo e Greg forniva il diplomatico e l’autista maestro di romanesco) . Dal manicomio alla politica in “Viva la libertà” che Roberto Andò ha tratto dal suo romanzo “Il trono vuoto”: il segretario del principale partito di opposizione sparisce nel nulla, e lo rimpiazzano con il fratello pazzo (e filosofo: nell’universo dove si trovano ciambellani e popolane, oltre che sovrani dediti alle ammucchiate, sono praticamente sinonimi). Entrambi in uscita questa settimana, i due film potrebbero tranquillamente scambiarsi i titoli: “Viva la libertà” per il film di Alessandro Siani, dove Christian De Sica lascia la corte da operetta per cantare ai matrimoni con la sua bella Serena Autieri. “Il segretario abusivo” per il film dove il fuggiasco ritrova una vecchia fiamma (e azzarda paragoni tra politica e cinema) e il matto con qualche haiku e qualche citazione da Bertolt Brecht fa risalire i sondaggi e galvanizza gli stanchi militanti. Siani è stato accolto con un “speriamo che incassi”, di questi tempi il migliore augurio possibile. Roberto Andò ha avuto l’onore delle prime pagine e delle grandi firme. Ai film non capita mai, se non lanciano spunti da dibattito. “Viva la libertà” è stato considerato tale, perlomeno a sinistra: nulla attrae quanto un personaggio carismatico capace di rovesciare il tavolo (al cinema, si intende, perché nella realtà lo si rimette al suo posto: “Vai via ragazzino e lasciami lavorare”). Toni Servillo fa la doppia parte del segretario e del matto, visibilmente felice perché nella seconda non gli toccano i soliti lunghi e intensi silenzi.

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