PROMISED LAND

PROMISED LAND

"Il film che la lobby dei petrolieri ha cercato invano di sabotare”. Questo hanno scritto sul manifesto italiano, accanto a Matt Damon nella classica “inquadratura biblica” resa celebre dai film di Terrence Malick: uomo smarrito nella natura. Bella frase a effetto, che forse farà vendere qualche biglietto in più, e pazienza se per farlo ricorre a una bugia. Continuiamo così, facciamoci del male. Comportiamoci come se il cinema non fosse già abbastanza in crisi, e ci si potessero permettere le piccole furbate che scontentano i clienti (già l’Italia è l’unico paese al mondo dove i periodi grami vanno imputati al consumatore finale, mai ai difetti del prodotto). Le lobby del petrolio non hanno affatto cercato di sabotare questo film. Al contrario, lo hanno finanziato. Tra i produttori di “Promised Land” compare la Imagenation, società di Abu Dhabi. Mossa azzeccata: dopo aver visto il film, non invochiamo altro che petrolio, petrolio, petrolio (meglio se estratto lontano da casa nostra). I cattivi non sono i petrolieri, in questo caso. Sono le società che trivellano il suolo in cerca di metano, e che dovrebbero liberarci dalla dipendenza dal petrolio. Come la Global Crosspower Solution, che manda a Pittsburgh uno dei suoi migliori impiegati per comprare dai contadini terreni da “frackling”. E’ Matt Damon, in coppia con Frances McDormand, da ammirare incondizionatamente in qualsiasi ruolo. L’unica attrice che può fare le smorfie senza essere stucchevole: ma l’ironia con cui osserva Matt Damon vestito da paesano con la camicia a scacchi si perde quasi subito. Il venditore per la verità da paesano si riveste: viene da un luogo dove chiusa l’unica fabbrica impera la miseria, e tra i suoi argomenti per convincere gli indigeni c’è la constatazione che i tempi sono cambiati. Gli mette i bastoni tra le ruote un ex ingegnere in pensione, spiegando in assemblea i rischi tossici delle trivellazioni. Poi arriva il militante ecologista Dustin Noble. Noble, senza pudore: così hanno deciso Dave Eggers che ha scritto il racconto, il co-sceneggiatore Jon Krasinski che per primo lo ha adocchiato (e fa la parte del nobile paladino), Matt Damon che è entrato nel progetto più tardi. Della coppia Matt Damon e Ben Affleck – insieme nel 1998 vinsero un Oscar per la sceneggiatura originale di “Will Hunting - Genio ribelle” – è Ben Affleck con “Argo” a far la migliore figura.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi