RE DELLA TERRA SELVAGGIA

RE DELLA TERRA SELVAGGIA

La furia degli elementi si scatena in “The Impossible”, separando una famigliola nella sua vacanza esotica. Qui è peggio: inondazione d’acqua salmastra, ghiacci che si sciolgono, creature estinte che tornano in vita. Le disgrazie si aggiungono alla vita già grama degli sfortunati abitanti in un delta chiamato “The Bathtub”, la vasca da bagno (pare proprio la Louisiana, però). Nel cucinino della roulotte per accendere i fornelli servono casco e lanciafiamme. La mamma è sparita chissà dove, il padre scappa dall’ospedale e torna con  il braccialetto di plastica al polso. La bambina Hushpuppy – candidata agli Oscar a nove anni, quando ha girato il film ne aveva sei – deve imparare a sbrigarsela da sola. Lanciato dalla più che vincente accoppiata Barack Obama – Oprah Winfrey, “Re della terra selvaggia” è la sorpresa cinematografica del 2012. Un piccolo film inclassificabile – dal documentario etnografico al realismo magico, dal romanzo di formazione al rapporto tra generazioni, dai funerali dove non si piange alle feste carnevalesce – girato da un giovane regista debuttante che di festival in festival si è fatto notare anche dai membri dell’Academy (gente così poco aperta al nuovo da imbrogliarsi con il voto on line). Hushpuppy impara a mangiare i granchi senza aiuto, neanche una martellatina, perché così fa una vera figlia del delta. Impara a pescare con le mani, da un cassone di pick up trasformato in imbarcazione: “Metti la mano in acqua e tienila ferma, il pesce arriva e con l’altro pugno lo colpisci”. Dal padre si fa raccontare l’incontro tra i genitori (galeotto fu un alligatore, e un altro alligatore viene imbottito di dinamite per far saltare una diga, più avanti). L’attore è Dwight Henry, che come Qunvenzané Wallis non aveva mai recitato: gestiva un paio di pasticcerie a New Orleans, sul set c’era sempre pronta una macchina per riportarlo al negozio quando necessario (li rivedremo insieme in “Twelve Years a Slave” di Steve McQueen). “Re della terra selvaggia” è più interessante e avvincente di quel che ci aspettavamo leggendone la trama: era al festival di Cannes l’anno scorso, vinse la Caméra d’Or per l’opera prima. Data per scontata la tristezza di fondo, ben riassunta da Hushpuppy che capisce il linguaggio delle creature: “Quasi tutte dicono ‘ho fame’, oppure ‘devo fare la cacca’”.

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