PAZZE DI ME

PAZZE DI ME

La commedia italiana, dopo il passaggio generazionale quasi compiuto, cerca di mettere a punto le nuove formule. Con qualche indecisione: nella prima parte del film, “Pazze di me” accumula una quantità di spunti contrastanti. Serve un po’ di tempo per capire se stiamo guardando la storia di un giovanotto oppresso da una famiglia di troppe femmine, oppure una storia di ragazze sull’orlo di una crisi nervosa, compresa la vecchia nonna Lucia Poli e la sua scansafatiche dama di compagnia. Ci sarebbe anche la pista “storia di una famiglia, da che papà se ne è andato alla chetichella”, suggerita dai flashback che mostrano le tre sorelle di casa già svanite, precisine e ambiziose, barricadiere fin da piccole. Il maschio, per intenderci, è quello che non riesce mai a recitare la poesia faticosamente imparata a memoria quando viene il suo turno. E forse era lui all’inizio il titolare della storia, ovvero “convivere con una famiglia di pazze e non rimetterci la fidanzata”. Sempre per non lasciare nulla di intentato, passiamo attraverso tutti gli equivoci che possono venire in mente a un gruppo di sceneggiatori (oltre al regista Fausto Brizzi, Marco Martani e Federica Bosco, che firma anche il libro uscito da Mondadori). C’è una cena di Natale e una scena balneare (in Italia il cinema popolare deve avere le sue stagioni di riferimento, e anche in questo caso meglio abbondare). Imbroccata finalmente la sua pista, il film è scritto con una certa accuratezza e girato di conseguenza, cercando di armonizzare il devastante catalogo di femmine pericolose. Le contrasta eroicamente – nella fiction e nella recitazione – Francesco Mandelli, in temporanea licenza dai “Soliti idioti”. Gli tocca la parte più difficile e ingrata, mentre il confronto tra i due film mostra la contemporaneità di Ruggero, Gianluca e compagnia contro l’impianto più tradizionale della commedia uscita dalla factory di Fausto Brizzi, prima sceneggiatore e poi regista di “La notte prima degli esami” perché nessuno voleva dirigere il film al posto suo. Contribuiscono allo spaesamento un paio di citazioni sempreverdi. La Miss Havisham di Chiara Francini, che non si toglie l’abito da sposa da quando il moroso le ha detto “no”. Lucia Poli che finisce in piscina con la carrozzella, come la vecchietta dell’episodio “Presa dalla vita” nei “Mostri” di Dino Risi.  

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