QUELLO CHE SO SULL’AMORE

QUELLO CHE SO SULL’AMORE

La muccineide appassiona. Una volta il regista racconta l’America come terra di grandi opportunità (“e io modestamente le colsi”). Un’altra volta disprezza Hollywood come macchina per produrre schifezze seriali (“e io fieramente rifiutai l’omologazione”). Un giorno Muccino sputa fuoco e fiamme, al volgere della settimana diventa un agnellino. Una volta soffre e condivide con noi i suoi patemi, un’altra volta si vanta (“io sono io e voi non siete nulla”). Alla data certificata del nove gennaio Ultimo Scorso, sul Corriere della Sera compariva il suo virgolettato seguente: “In un’intervista è uscita una cosa che non so nemmeno se ho detto ma ho letto, secondo cui Hollywood è spietata. Ma i miei film sono nella quintessenza di Hollywood e il mio rapporto con l’industria è idilliaco”. Se questo non è un modo per rimangiarsi l’intervista uscita in precedenza su Repubblica davvero non riusciamo a immaginarne un altro. Su Vanity, intervistato prima che il suo film facesse miseri incassi al botteghino Usa, Muccino aveva raccontato la sua splendida vita e i suoi amici americani, mentre da Fabio Fazio aveva spiegato che gli yankee sono parecchio indietro rispetto alla cara vecchia Europa, e anche un po’ tonti (urge un filologo che studi le varianti, anche i chili in più dello stress sono una volta 15 e la volta dopo 30, forse questi erano “pound”). Lo stesso metodo “oggi lo dico e domani mi contraddico” vale per i progetti futuri, e però nella fattispecie comincia a somigliare al “casco sempre in piedi” (o almeno così spero). Sempre dall’ultima intervista che ha raccolto il Muccino-pensiero: “Il prossimo film vorrei farlo in inglese, ambientato in America ma con fondi europei. Ma so di avere le spalle coperte, ho pronta una storia in Italia”. Certi che un altro film comunque arriverà, va detto che “Quello che so sull’amore” ha una caratteristica unica, che lo rende un oggetto da (perversa) collezione. Nel cast ci sono Uma Thurman, Dennis Quaid, Catherine Zeta-Jones, e incredibilmente tutti recitano come Giovanna Mezzogiorno, o Martina Stella o Giorgio Pasotti o Stefano Accorsi, nell’“Ultimo bacio” e in “Baciami ancora”. Si guarda e si stenta a credere che una cosa simile possa accadere. Di certo con due scene in più, quelle drammatiche tagliate dagli americani cattivi, la commedia non poteva migliorare.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi