A ROYAL WEEKEND

A ROYAL WEEKEND

Ma quanto balbetta re Giorgio VI d’Inghilterra! Non era stato a lezione da Geoffrey Rush, che per sciogliergli la lingua gli si sedeva sul torace e gli faceva ripetere una raffica di parolacce? Non sempre la continuity funziona da un film all’altro: la balbuzie guarita nel film di Tom Hooper, plurivincitore agli Oscar 2011, qui serve per intenerire un incontro privato tra il sovrano britannico e Franklin D. Roosevelt, che faticava a camminare per i postumi della poliomielite. Trovare una stanza libera e priva di orecchie indiscrete, nella residenza privata di Springwood a Hyde Park – “Hyde Park on Hudson” era il titolo originale – non era stato facile. La moglie scriveva rubriche e si accompagnava a certe amiche dall’aspetto virile. La madre e la segretaria del presidente battibeccavano tra loro e facevano a gara per non perderlo di vista, curagli la sinusite, tenerlo lontano dall’alcool. Quando riusciva a svicolare e a liberarsi della scorta con un cenno della mano (segno che la pratica non era collaudata) passeggiava con la lontana cugina Daisy. Fermava la macchina in mezzo a un prato in fiore e non aveva neanche bisogno di dire: “O ti dai da fare o scendi”, la sveglia ragazza subito afferrava. Margaret “Daisy” Suckley – nel film è Laura Linney con i capelli a crocchia, le scarpe basse, i vestiti a fiori e i cappellini – era presente allo storico fine settimana trascorso da re Giorgio VI negli Stati Uniti, nel 1939. Quando i reali furono sottoposti, secondo il film di Roger Michell scritto da Richard Nelson, a parecchie vessazioni: pic-nic con hot dog spalmati di senape, una solo bagno da dividere, stampe di guerra con i soldati inglesi ritratti in maniera scimmiesca. Giusto per ricordare al re e alla regina che non erano così speciali, e che la loro visita aveva lo scopo di chiedere l’intervento agli Stati Uniti contro i nazisti. “Senza di noi potrebbe non avere più un’Inghilterra su cui regnare”, fa notare Bill Murray nei panni del presidente (bravissimo e delizioso come sempre). La politica dei wurstel rese i sovrani simpatici agli americani che credevano di essersi per sempre liberati dell’aristocrazia gettando in mare le casse di tè nel porto di Boston. Poiché ogni azione ha una reazione, ora hanno perso la testa per la serie “Downton Abbey”: quasi 8 milioni di spettatori per la prima puntata della terza stagione, domenica scorsa sulla Pbs.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi