THE MASTER

THE MASTER

La donna più sexy, tra quelle viste di recente al cinema, viene fabbricata dal marinaio Joaquin Phoenix su una spiaggia. Con la sabbia umida e un gusto per il dettaglio che lascia senza parole i commilitoni, gente abituata a passar subito ai fatti (siamo nel Pacifico, si combatte la seconda guerra mondiale, imperano noia e solitudine). Lascia ammirati anche gli spettatori, che vedono l’attore sbucare dietro una tetta di sabbia a far da quinta. E’ una tra le scene grandiose che aprono questo film, girato dal regista Paul Thomas Anderson cinque anni dopo “Il petroliere” (che aveva per modello certe storiacce di ricchezza e prediche raccontate dai sudisti William Faulkner e da Flannery O’Connor, oltre a un titolo originale che biblicamente prometteva scorrimenti di sangue). A guerra finita il reduce torna in patria, sbandato come vuole la tradizione (non accade solo con i reduci della guerra in Iraq, oppure con chi torna del conflitto in Vietnam: da che cinema è cinema, chi rientra dal fronte faticosamente si riadatta alla vita normale, resta sempre scioccato, paranoico, risentito). Con gli abiti troppo larghi e i nervi tesissimi, Joaquin Phoenix prova a fare il fotografo in un grande magazzino. Va male, anche perché il nostro beve qualsiasi cosa abbia un’inebriante tasso alcolico: in una scena successiva, lo vediamo mettere insieme cocktail (molto apprezzati, peraltro) usando come ingrediente il solvente per vernici. Ubriaco fradicio, Freddie - così si chiama il personaggio in questo film che dovrebbe fruttargli un Oscar, già preventivamente disprezzato da Mr Phoenix con insulti ai giurati che votano per le nomination – finisce a bordo di uno yacht. Dove incontra Philip Seymour Hoffman, alias Lancaster Dodd: un sedicente “scrittore, medico, fisico nucleare, filosofo teoretico” che a guardar bene non è tanto meno sbandato dell’ex marinaio. Ma ha scelto di curarsi mettendo su una setta: battezzata “La Causa”, per depistare ogni riferimento a Scientology di L. Ron Hubbard, nata più o meno negli stessi anni. Freddie diventa il primo seguace di Lancaster, il suo braccio destro, perfino la cavia per le terapie (domande su domande insidiose e personali a cui rispondere senza battere ciglio), e il fornitore appunto dei velenosi cocktail. Gara di bravura tra i due attori, e una regia che perde qualche colpo verso la fine.

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