RUBY SPARKS

RUBY SPARKS

Te lo chiedo per me e a nome di tutti i maschi: falle le tette più grosse”. Il giovane scrittore baciato dal successo ha appena scoperto che la ragazza dei suoi sogni – si è materializzata dall’abbozzo del secondo romanzo, tale e quale alla descrizione – cambia atteggiamento e perfino carattere a seconda di quel che esce dalla macchina per scrivere. Il nostro infatti è deliziosamente snob e retrò, quindi non usa il computer, prende i fogli dalla risma e quando vengono male li appallottola e li lancia nel cestino (ritroveremo il rumore dei tasti e lo scatto del carrello nel fantastico “Populaire”, il film di Régis Roinsard che racconta le gare di velocità per segretarie, pensatelo come la risposta francese alla serie “Mad Men”). “Falle le tette più grosse” è il suggerimento avanzato dal fratello, mentre il titolare – Paul Dano, straordinario come nel “Petroliere” di Paul Thomas Anderson dove faceva il predicatore – per provare i poteri magici della scrittura scrive che la ragazza sa il francese; e la ragazza, un minuto dopo, battibecca in francese. Paul Dano nella vita è fidanzato con Zoe Kazan, nipote di Elia Kazan, che di “Ruby Sparks” ha scritto la sceneggiatura: diverte attribuire questa e altre scene alle dinamiche di coppia (la loro, e di tutte le altre coppie che conosciamo) giocate sulle aspettative e sulle concessioni. Il “come tu mi vuoi” struttura questo splendido film, uno dei pochi capaci di raccontare signorine un po’ diverse da quelle fiondate verso il matrimonio, pagando pegno alla classica commedia romantica. Dirigono il film – e anche loro si devono essere parecchio divertiti a leggere il copione – i coniugi Jonathan Dayton e Valerie Faris che avevano debuttato con “Little Miss Sunshine”: la grazia nella messa in scena va tutta a loro merito, non sempre le idee brillanti e un po’ folli si risolvono in situazioni così credibili, sciolte, prive di appesantimenti da psicologo del villaggio. Un passo indietro restano i critici, i commentatori, i trend detector. Tante parole spese contro gli stereotipi del cinema, ma poi quando arriva una femmina per cui viene voglia di fare il tifo – come sceneggiatrice, come attrice nel ruolo della ragazza Ruby Sparks, oltre che come personaggio – aguzziamo occhi e orecchie, nella vana attesa di un sincero e prolungato applauso. Fatelo voi: “Ruby Sparks” lo merita davvero.

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