MOONRISE KINGDOM – UNA FUGA D’AMORE

MOONRISE KINGDOM – UNA FUGA D’AMORE

Macché inferno, macché paradiso: “Dopo morta vorrei andare alla Pixar”, annunciò una ragazzina presa d’incanto per i giocattoli che si disperano quando arriva Natale e i bambini scartano i pacchi nuovi, oppure quando le mamme chiedono ai figli ormai nell’età del college di sgomberare la cameretta (ratti che a Parigi se la cavano meglio delle cuoche in tv, vecchietti pronti all’avventura esotica, pesciolini che imparano il coraggio a dispetto di un genitore pavido sono altri motivi per preferire i film di animazione all’aldilà). Non sarebbe male neppure un giretto nel meraviglioso universo che Wes Anderson – nato in Texas e ora newyorchese chic fino al midollo – sta disegnando dal suo primo film, uscito nel 1996 con il titolo “Un colpo da dilettanti” (starring i tre fratelli Wilson, Owen, Luke e il più defilato Andrew). C’è da scegliere tra la casa dei magnifici Tenenbaum, gli scompartimenti lussuosi, la hostess con il sari e il set di valigie di “Un treno per il Darjeeling”, magari la nave Belafonte dell’oceanografo Steve Zissou, spettacolare catologo di modernariato, perfino la casetta delle volpi in “Fantastic Mr Fox”. Siamo perfino disposti ad arruolarci negli scout, dopo aver ammirato in “Moonrise Kingdom” Edward Norton con la divisa kaki, i calzettoni, il fazzoletto giallo al collo. All’appello mattutino manca il dodicenne Sam, in fuga amorosa con la coetanea Suzy sull’isola immaginaria di New Penzance: fu colpo di fulmine, lei era vestita da corvo per una recita scolastica (secondo le indicazioni date nel 1957 dal compositore Benjamin Britten: “Noye’s Fludde” va messo in scena in una chiesa, o magari in una palestra, comunque mai in un teatro, da interpreti dilettanti). Si incontrano a metà strada, lei si è portata dietro il giradischi e i 45 giri di Françoise Hardy, perché siamo a metà degli anni Sessanta e tutto contribuisce allo splendore delle scene. La sparizione degli innamorati (deliziosi nel loro sfasamento: Suzy ha gli occhi truccati, l’orfanello Sam è rimasto un po’ indietro) e una tempesta in arrivo mettono in allarme i genitori, che come sempre nei film di Wes Anderson sono assai più confusi e bizarri dei figli. Bill Murray, per esempio, sfoggia accappatoio e completi patchwork da museo degli orrori. I ragazzini ascoltano Britten, “The Young Person’s Guide to The Orchestra”, composizione didattica smonta e rimonta un tema seicentesco di Henry Purcell.

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