GRANDI SPERANZE

GRANDI SPERANZE

Un film su cinque viene da un romanzo, annunciava il titolo di un dibattito in programma a “Più libri più liberi”, la fiera romana della piccola editoria che si è aperta il 6 dicembre. A giudicare dai cartelloni cinematografici, il calcolo pare approssimato per difetto. Già a Cannes abbiamo fatto un ripasso di letteratura comparata, da Jack Kerouac (“On the road”, sbrindellato oltre ogni ragionevole previsione dal regista e fan brasiliano Walter Salles) a Choderlos de Laclos (“Les liaisons dangereuses”, trasportate senza smarrire un briciolo di perfidia nella Shanghai anni Trenta dal regista coreano Jin-ho Hur). Nei prossimi mesi colmeremo le lacune. Tra i titoli più ghiotti “Anna Karenina” di Joe Wright, dal romanzo di Tolstoj che nelle prime righe inchioda alla loro spettacolarità romanzesca le famiglie infelici. Il film, con Keira Knightley e Jude Law, lo abbiamo visto in anteprima al Torino Film Festival, nelle sale uscirà a febbraio (sarà l’occasione per litigare con chi non ama la cartapesta e le regie che d’imperio tolgono di mezzo la metà noiosa del romanzo). E “Les Misérables”, da noi a gennaio: titolo francese per un film di Tom Hooper che aveva sbancato gli Oscar con “Il discorso del re” (tra il romanzo di Victor Hugo e la pellicola con attori degli antipodi, dall’australiano Hugh Jackman al neozelandese Russel Crowe, più la Fantine di Anne Hathaway, c’è un bellissimo musical). Nell’anno dickensiano che non ha procurato a Charles Dickens un solo lettore italiano in più arriva “Grandi speranze”, diretto dal Mike Newell di “Quattro matrimoni e un funerale”. Per questo tra tutti i personaggi (forzati in cerca di pagnotta, giovanotti sfavoriti da una nascita poco nobile, soavi ragazze divise tra l’amore e una buona sistemazione, giacché le famiglie spiegano che l’amore non è tutto) aspettiamo che appaia Miss Havisham, abbandonata all’altare da uno che mirava solo alle sue ricchezze. Da quel dì non si è più tolta il vestito da sposa e non spolvera più i mobili. L’attrice è Helena Bonham Carter, attuale signora Burton: o recita nel film del marito, e fa la strega, oppure recita per registi che non vedono l’ora di stringerla in un busto. Alla sceneggiatura – fedele e veloce, ogni tanto a rischio di melodramma – David Nicholls, ex attore (di poco successo) e romanziere (di gran successo e bravura) con “Un giorno”.

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