PARIS-MANHATTAN

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Decadenze. Woody Allen alla conquista di Diane Keaton si faceva consigliare da Humphrey Bogart, in “Provaci ancora Sam” di Herbert Ross. Il film del 1972 da cui abbiamo imparato a regalare pupazzetti a forma di puzzola, a mischiare certi cocktail alcolico-farmaceutici, e come si faceva a essere scocciabili 24 ore su 24 prima dei cellulari: si lasciava detto “a quell’ora mi trova al tal numero”, “le due ore successive sarò in quel certo ristorante”. Sophie Lellouche fa dialogare la sua eroina Alice con il poster di Woody Allen, più o meno come il postino in “Looking For Eric” di Ken Loach si rivolge per un consiglio al calciatore Eric Cantona (che poi scende dal poster, fuma spinelli, e lo aiuta ad avviare la lotta di classe nel quartiere). Parlano d’amore, di vita e di incontri, e bisogna dire che appeso al muro il regista non fa una gran bella figura. Le battute sono scelte per rispecchiare il profilo non avvincente né simpatico di Alice: ora farmacista titolare, da ragazza si era vista soffiare il primo fidanzato dalla sorella (quindi continuamente si chiede: “Cosa ho che non va?”, e guarda i film di Woody Allen per consolazione). Li consiglia anche ai clienti della farmacia, al posto degli inutili psicofarmaci. Anche se nei casi seri – tipo bruciori di stomaco – allunga due o tre dvd di Ernst Lubitsch. A proposito, e non è la prima volta che lo diciamo. Piantatela con questa ossessione sul potere terapeutico del cinema e dei libri: abbiamo cominciato perché facevano venire la gobba e mettevano grilli per la testa, ci teniamo a che conservino il loro potere tutt’altro che curativo. Il padre di Alice, un pochino più pragmatico, ogni volta che in un salotto sente qualcuno tossire annuncia: “Tutte le polmoniti cominciano così”, e allunga il biglietto della farmacia. L’unica bella battuta woodyalleniana, di cui la regista non fa assolutamente tesoro, recita: “A Brooklyn quand’ero ragazzo nessuno si suicidava, eravamo troppo infelici”. Per fortuna entra in scena un simpatico costruttore di impianti d’allarme, professione ideale per curiosare nelle case e nelle vite altrui. Si chiama Victor, è cinico come Woody Allen dovrebbe essere (e di fatto è, prima che la regista debuttante gli desse il bromuro), guarda le facce e spiattella: quello tradisce la moglie, quella beve di pomeriggio. Lei non lo merita, ma non è difficile immaginare che i dvd di Woody Allen finiranno nella spazzatura. 

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