HOTEL TRANSYLVANIA

HOTEL TRANSYLVANIA

L’idea che i mostri abbiano dei mostri da temere, e che quei mostri siamo noi, è stata messa in tragico da “Io sono leggenda” di Richard Matheson, anno 1954: il narratore Robert Neville era l’unico umano in una popolazione di vampiri (come Dracula era l’unico vampiro tra gli umani): per questo era diventato leggenda. E’ stata messa in burla da “Monsters & Co” di Pete Docter, anno 2001: i mostri spaventano i bambini per ricavarne urla abbastanza potenti da far girare le turbine di Mostropoli, ma dei piccini hanno una fifa blu (l’estate prossima, sempre targato Pixar, arriverà “Monsters University”: le avventure di Mike e Sulley quando frequentavano l’Università della Paura). In “Hotel Transylvania”, il conte Dracula ha avuto un’idea. Costruirà un bell’albergo – dove bello va inteso alla Morticia Addams, che prende un bel mazzo di rose, taglia gli inutili fiori rossi e tiene solo gli steli, prima di ringraziare l’adorato Gomez: “Mio caro, sono perfettamente infelice” – dove i mostri potranno trovare rifugio da quegli esseri in camicia a fiori e macchina fotografica che ormai si aggirano ovunque. Lo fa per proteggere la draculina Mavis, calze a righe e canini minuscoli, dopo averle amorevolmente insegnato a decollare (e dopo il decollo a diventare pipistrello) con un casco da moto in testa. Va da sé che il casco resta in testa alla pipisterellina, che da piccola ascoltava rabbrividendo le “Human Stories” lette dal genitore con il mantello e ora alla vigilia dei 118 anni vuole andarsene da casa. Ammettiamo il nostro debole per qualunque forma di mostruosità appaia sullo schermo, quindi ci siamo molto divertiti. A vedere Quasimodo, il campanaro gobbo della cattedrale gotica di Notre Dame, riciclato come cuoco francese e irascibile. A vedere Frank Frankenstein che si butta in piscina e gli si scuciono le cuciture. A vedere la famiglia del Lupo Mannaro, con lupa mannara sempre incinta e lupacchiotti mannari screanzati. A vedere Mozart, Bach e Beethoven trasformati in zombie. A vedere lo screamcheese, formaggio urlante di cui anche lo yeti è ghiotto. A vedere le scheletre che fanno la doccia con la cuffia di gomma in testa, e non vogliono che nessuno sbirci. Poiché ogni Paradiso ha il suo serpente, guasta la festa un ragazzino con sacco a pelo: si è perso e coglie l’occasione per innamorarsi di Mavis.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi