IL MATRIMONIO CHE VORREI

IL MATRIMONIO CHE VORREI

Noioso e deprimente come una terapia di coppia. Non sembra possibile che il regista abbia diretto “Il diavolo veste Prada”, che la sceneggiatrice Vanessa Taylor abbia lavorato alla serie “Alias”, chiamata da J. J. Abrams, e “Il trono di spade”, che Meryl Streep abbia alle spalle una spettacolare e premiatissima carriera. Siccome deve fare la casalinga appena un pochino inquieta, la spettinano e le mettono addosso blusette stampate e golfini inguardabili. Concentriamo gli occhi sulle triple occhiaie e la faccia immusonita di Tommy Lee Jones, marito che quando lei si mette seduttiva di tre quarti al tavolo da pranzo, scosta la sedia inorridito e le chiede “Ma cos’hai?”. Il matrimonio trentennale è freddo come il bollito avanzato, lei investe i suoi risparmi in una terapia intensiva per riscaldarlo e metterci una salsina piccante. Lui non ne vuole sapere, ma poi cede. Passi successivi: colazione alla tavola calda dove le coppie che ogni anno vanno dal terapeuta a fare il tagliando amoreggiano facendo cadere il ketchup. Battibecco sulle case con persiane che a lui sembrano disegnate da Hansel e Gretel, e a lei paiono assai romantiche. Appuntamenti con Steve Carrell che parla con il tono untuoso da consulente coniugale: quando l’avete fatto l’ultima volta?, fantasie? (deve pure precisare “erotiche”, alla casalinga dura di comprendonio), “adesso andate a casa e vi abbracciate”, “adesso fate esercizio con la banana”, “ma perché vi sedete ai pizzi opposti del divano?”. Prima non voleva lei, ora non vuole lui, lei “si sentirebbe meno sola se fosse sola”, e intanto fa tante di quelle smorfie che mettono voglia di urlare “perché non cambi parrucchiere, cara?”, e perché non la smetti di atteggiarti a grande attrice che al provino porta “la donna dimessa e in ciabatte che ha il coraggio di inseguire il suo sogno d’amore, ora che i figli sono grandi e hanno lasciato il nido”. Quasi vien voglia di rivalutare i risvolti terapeutici di “Cinquanta sfumature di grigio”: i tre libri di E. L. James costano meno del dottor Steve Carell e anche con l’aggiunta di un paio di manette, un frustino, una palletta e qualche cinghia di cuoio non mandano in bancarotta. Meryl Streep non recitava così male da “Leoni per agnelli” di Robert Redford, che ha in comune con “Il matrimonio che vorrei” un copione sprovvisto di qualsivoglia attrattiva.

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